L’anatema del Vaticano contro le chiese brutte: «Allontanano dal sacro»

La bellezza salverà il mondo, ma dà un aiutino anche alla fede. È quanto confermano le parole del presidente del Pontificio Consiglio per l’evangelizzazione dei popoli, monsignor Rino Fisichella, che si è scagliato contro le «chiese-caserma» che sono «colate di cemento», in cui non si riesce a percepire il senso del sacro.

«Percorrere la bellezza per evangelizzare»

L’intervento dell’arcivescovo è arrivato alla vigilia dell’expo internazionale “Via pulchritudinis”, una quattro giorni che si svolgerà a Roma dal 3 al 6 febbraio, nella quale il sacro si metterà in mostra. Il prelato ha messo in guardia dalla «sciatteria» che si respira fuori e dentro le nostre chiese. A partire dall’architettura, per arrivare alla celebrazione della messa. «In un periodo come il nostro, dove la bellezza è sempre più offuscata, la via della bellezza è una strada interessante da percorrere per evangelizzare», ha spiegato Fisichella in un’intervista all’Adnkronos. Il presule è partito dall’architettura: «Penso a tante chiese, costruite anche di recente, che tutto sono tranne che belle. Alcune sono solo delle colate di cemento, che non lasciano più neppure percepire la presenza del sacro». «Gli ortodossi – ha poi aggiunto – dicono che la liturgia è il Paradiso sulla terra, mi domando quante volte le nostre celebrazioni richiamano il paradiso, oppure sono soltanto luoghi dove gli sbadigli si moltiplicano. Non possiamo pensare che l’archiettura sacra siano soltanto le chiese gotiche o quelle barocche, c’è un’arte moderna che non ha solo diritto di cittadinanza ma è anche capace di esprimere il bello».

«I sacerdoti riscoprano l’ars celebrandi»

Da qui la necessità di tornare ad avere chiese belle, capaci di trasmettere il sacro: «Questo – ha detto Fisichella – avviene quando c’è la capacità da parte dell’architetto di entrare davvero all’interno dell’esperienza che sta compiendo, sapendo che c’è una teologia alla base di tutto. Come ci sono casi in cui ciò accade, dobbiamo anche dire con chiarezza che in molte occasioni questo non avviene e quindi ci ritroviamo più caserme-chiese». Un discorso che non vale solo per casa nostra, ma che colpisce, più in generale, le «tante chiese disseminate nel mondo». La sciatteria denunciata da Fisichella riguarda anche il modo di dire messa: «Testi molto belli di Benedetto XVI richiamano i sacerdoti all’ars celebrandi, che non è una finzione ma la consapevolezza di sapere che stiamo celebrando il mistero della fede. Dobbiamo tutti mantenere la consapevolezza che la celebrazione liturgica ha un suo linguaggio che è quello di evocare il mistero, non quello di fare capire tutto. Questa – ha concluso Fisichella – è una tentazione che non ha rispetto della celebrazione».