La Meloni su Oseghale: chi ha fatto a pezzi Pamela non deve farla franca

Al solo paventare la possibilità che il pusher nigeriano che ha smembrato e chiuso in valigia il corpo ormai senza vita di Pamela possa uscire a breve e farla franca rispetto al capo d’imputazione più grave per cui potrebbe essere indagato – l’omicidio della 18enne romana – fa inorridire, indigna, disorienta. E non per banale spirito di vendetta o per uno deviato senso della giustizia. Del resto, procedure giuridiche, cavilli legali e persino la dinamica dei fatti omicidiari, forse, in questa vicenda simbolo di un orrore senza tempo e di una ferocia ancestrale, finiscono un po’ tutti in un magma tragicamente indistinto che mescola, quasi inestricabilmente, ferocia e un feroce spregio della vita e dell’essere umano, e per cui forse uccidere e fare pezzi sono soprattutto due facce della stessa medaglia, anche se il codice ci dice che omicidio e vilipendio di cadavere non sono proprio la stessa cosa…

Il post di Giorgia Meloni su Pamela e Oseghale

Ma oggi, che più di ieri, e contrariamente a quanto supposto – e non solo dall’opinione pubblica – nelle prime ore dopo il fermo del nigeriano Oseghale, riconosciuto da un testimone come l’uomo che ha lasciato le valigie con i resti della povera vittima che è accusato di aver fatto a pezzi e aver abbandonato in un canale a bordo strada nelle campagne del Maceratese, l’idea che la persona sospettata di essere stata capace anche di una sola parte di questa macabra sequenza di azioni possa tornare in libertà, fa rabbrividire. E infierisce l’ennesimo colpo alla memoria di Pamela. «Il bastardo spacciatore nigeriano che ha fatto a pezzi Pamela non è stato accusato di omicidio in fase di conferma dell’arresto», rileva allora in un post su Facebook Giorgia Meloni – tra indignazione e sgomento. «Voglio sperare –prosegue poi la leader di FdI – che sia solo una scelta procedurale dei magistrati che formalizzeranno l’accusa di omicidio in seguito. Perché sarebbe un precedente gravissimo far passare il principio che se non è possibile analizzare il corpo della vittima, allora non c’è accusa di omicidio. Continueremo a seguire con grande attenzione gli sviluppi delle indagini». Indagini che, pur nell’attesa di nuove acquisizioni e ulteriori riscontri (specie per quanto riguarda quelli attesi dagli esami tossicologici) non potranno superare i limiti di orrore e rabbia già ampiamente superati in questa tragica vicenda.

Meloni, su Pamela Mattarella ha fatto finta di non vedere

Una vicenda, quella della tragica fine di Pamela Mastropietro, su cui, a detta della Meloni, pesa anche il silenzio di Sergio Mattarella. Non solo: in un’intervista rilasciata a Il Dubbio, la leader di Fratelli d’Italia denuncia il fatto che il Quirinale abbia reagito solo dopo il raid xenofobo di Luca Traini a Macerata, sottolineando una tempestiva assenza di reazioni rispetto al massacro della 18enne romana. «Non è che lo vedo io, lo vedono tutti gli italiani. Il presidente della Repubblica – ha dichiarato la numero uno di Fdi – che si mobilita dopo i fatti di Macerata, aveva prima fatto finta di non vedere che una ragazza era morta, era stata fatta a pezzi e chiusa in due valigie da uno che non avrebbe dovuto essere in Italia, se l’Italia avesse fatto il suo lavoro… Mi vergogno di istituzioni così. Quando si è trattato di immigrati vittime lo Stato ha reagito in modo imponente ed è giusto così. È quando si tratta di italiani che lo Stato non reagisce, facendo finta che non esistono quelle vittime, quelle madri, quelle sofferenze». Una denuncia netta, quanto la ferma condanna della Meloni del gesto di Luca Traini. «Non è la mia Italia quella che si mette a sparare su degli innocenti– ha ribadito la leader di Fratelli d’Italia sempre nell’intervista al Dubbio –. Parliamo di uno squilibrato mentale. Stiamo parlando di un pazzo e di un criminale. Bisogna combattere il razzismo verso gli italiani che queste istituzioni in questi anni hanno dimostrato. Estremamente attente verso gli immigrati ma senza pietà verso gli italiani. Se al posto di Pamela ci fosse stata una persona immigrata – ha concluso quindi polemicamente la Meloni – si sarebbero mosse tutte le istituzioni. E invece nessuno ha telefonato alla madre: e questa è una cosa che a me non va giù».

Il punto sulle indagini

E allora, diventa sempre più arduo fissare un punto sulle indagini di una vicenda che si rivela, ad ogni nuova conferma, ad ogni nuova acquisizione, sempre più complessa e oscura la vicenda della 18enne Pamela Mastropietro. Oseghale è in carcere, non per omicidio sembra. Infatti, come riporta tra gli altri il sito di Rainews in queste ore, «per il pusher nigeriano Innocent Oseghale, indagato per omicidio, vilipendio e occultamento di cadavere, il gip Giovanni Maria Manzoni, ha convalidato l’arresto e disposto la custodia cautelare in carcere, ma ammettendo solo le due ultime fattispecie di reato. Non ha ritenuto invece che ci fossero elementi sufficienti per riconoscere l’addebito di omicidio, per il quale il 29enne nigeriano resta comunque indagato dalla Procura di Macerata». Nel frattempo, si attendono i risultati degli esami tossicologici che potrebbero essere dirimenti, specie considerato che, finora, le condizioni della salma non hanno permesso di accertare le cause del decesso, che potrebbe essere stato provocato anche da un’overdose (sembrano ipotizzare gli inquirenti). Ad oggi, però, a disposizione della Procura ci sono vari elementi a disposizione: alcuni segni sul corpo, il ritrovamento dei vestiti insanguinati della ragazza a casa di Oseghale, dove sono stati sequestrati anche coltelli e una piccola mannaia.   Nell’inchiesta, poi, è entrato anche un secondo indagato: un pusher nigeriano che avrebbe ceduto a Pamela, allontanatasi dalla Comunità di recupero Pars di Corridonia il 29 gennaio, una dose di eroina nei giardini Diaz di Macerata, luogo di ritrovo di spacciatori, il 30 gennaio, ultimo giorno in cui la ragazza è stata vista in vita.