Kosovo, 10 anni fa l’indipendenza: Stato islamico nel cuore dell’Europa

Dieci anni fa il Kosovo proclamava unilateralmente la propria indipendenza dalla Serbia, indipendenza poi riconosciuta da 115 Paesi. Era il 17 febbraio del 2008 e nella dichiarazione si sottolineava l’aspirazione “ad essere pienamente integrati nella famiglia Euro-Atlantica delle democrazie” e “l’intenzione di compiere tutti i passi necessari a facilitare una piena adesione all’Unione Europea“. Ma ad oggi, così emerge dal documento sulla strategia per l’allargamento ai Balcani occidentali del 6 febbraio scorso della Commissione Europea, le prospettive di un simile passo sono “remote”. E le sfide, sottolineano gli analisti, oscurano le celebrazioni. Uno degli ostacoli è rappresentato dall’opposizione di alcuni Stati membri che non riconoscono l’indipendenza, dalla Grecia, alla Slovacchia a Cipro, alla Romania, alla Spagna, la cui intransigenza si è rafforzata dopo i fatti di Catalogna. Pristina dovrebbe inoltre accogliere alcune condizioni esterne, come la definizione del confine con il Montenegro o l’accordo di normalizzazione con la Serbia, o la cooperazione con le istanze giuridiche che indagano sulle responsabilità dell’Esercito di liberazione del Kosovo durante il conflitto con la Serbia. E a questi vanno aggiunti i problemi endemici del Paese, il più giovane d’Europa, con il 53% della popolazione di età inferiore ai 25 anni: corruzione, criminalità organizzata e la divisione di fatto lungo linee etniche malgrado i richiami alla mutietnicità contenuti nella costituzione del 2008. Un mese fa a richiamare l’attenzione sui nodi ancora irrisolti della ex provincia di Belgrado è stato l’omicidio del politico serbo-kosovaro Oliver Ivanovic, ammazzato a Mitrovica, la città kosovara divisa in due lungo linee etniche. Ivanovic aveva denunciato la politica condotta da Belgrado in Kosovo, unico politico serbo-kosovaro prominente a farlo. Le relazioni tra Pristina e gli alleati occidentali sono tese da un anno a questa parte, da quando cioè Pristina ha deciso di dotarsi di un esercito e poi da quando i deputati kosovari hanno tentato invano a dicembre di abolire la corte internazionale che dovrà giudicare i crimini di guerra imputati all’Uck, i cui ex leader sono alla guida del Paese. Uno stato giovane con una popolazione segnata dal tasso di disoccupazione del 30% e che deve anche difendersi dai rischi dell’Islam radicale, negli ultimi anni circa 315 persone, tra loro decine di donne e bambini, si sono unite allo Stato Islamico.