Israele, marcia indietro sulle tasse dopo la protesta delle chiese cristiane

Le autorità israeliane hanno fermato i provvedimenti che avevano causato la chiusura del Santo Sepolcro, come atto di protesta delle Chiese cristiane. Il governo ha congelato la controversa proposta di legge che aveva scatenato la crisi e la municipalità di Gerusalemme ha rinviato la raccolta delle tasse. Il capo del governo Benyamin Netanyahu e il sindaco di Gerusalemme Nir Barkat hanno affidato ad una squadra guidata dal ministro della Cooperazione Regionale Tzachi Hanegbi il compito di trovare una soluzione soddisfacente per tutti, riferisce un comunicato dell’ufficio del primo ministro, citato dai media israeliani.

Netanyahu e il sindaco di Gerusalemme hanno concordato, riferisce un comunicato, «di istituire una commissione professionale guidata dal ministro per la Cooperazione regionale Tzachi Hanegbi, con la partecipazione di tutte le parti, per formulare una soluzione sul tema delle tasse municipali sulle proprietà delle chiese che non sono luogo di culto». In commissione ci saranno anche rappresentanti del ministero delle Finanze, degli Affari esteri, dell’Interno e del comune di Gerusalemme. A questa commissione, cui spetta negoziare con le Chiese, spetterà il compito di formulare una soluzione alla questione.

“Israele- conclude il comunicato – è orgoglioso di essere l’unico paese in Medio Oriente dove i cristiani e i seguaci di tutte le fedi hanno piena espressione di religione e fede».