Infermiera killer di Saronno, l’accusa chiede 30 anni di carcere

Ammonta a 30 anni la condanna chiesta dai pm di Busto Arsizio, Maria Cristina Ria e Gianluigi Fontana, per Laura Taroni, l’infermiera di Saronno accusata, in concorso con l’ex amante, il medico Leonardo Cazzaniga, di una serie di omicidi, alcuni dei quali compiuti nell’ospedale cittadino.

I pm e i delitti della “coppia diabolica”

In particolare, Laura Taroni e il suo amante, a giudizio con rito abbreviato, sono accusati di aver ucciso il marito, la madre e il suocero di lei. Secondo i pm, la donna era perfettamente cosciente di quello che stava facendo e, per quanto riguarda la madre e il marito, gli omicidi si sarebbero consumati per eliminare ostacoli alla sua relazione con l’amante. Secondo quanto ricostruito, a segnare la fine del marito sarebbe stata la scoperta casuale della relazione della moglie, che per questo lo avrebbe avvelenato.

La difesa dell’infermiera di Saronno

La difesa ha puntato, invece, sulle presunte fragilità della vittima: un rapporto difficile con la madre, iniziato dopo la perdita del padre quando Taroni aveva 5 anni, e i maltrattamenti che le venivano inflitti dal marito dopo la scoperta della relazione clandestina con Cazzaniga. Secondo la tesi difensiva, sarebbe stato proprio il medico a convincere l’infermiera a uccidere la madre con una iniezione, dopo averla indebolita somministrandole dei farmaci di nascosto. Cazzaniga dal canto suo sarà a processo il 22 febbraio: il medico ha scelto il rito ordinario.