«Il saluto romano non è reato se è commemorativo»: lo dice la Cassazione

Emanuele Fiano e Laura Boldrini avranno sicuramente patito oggi un autentico travaso di bile apprendendo la notizia dell’ultima sentenza della Cassazione in materia di celebrazioni e ritualità politiche: il saluto romano «non è reato se ha intento non violento e commemorativo». Così ha sancito la Suprema Corte assolvendo due manifestanti, imputati nel 2014 per «concorso in manifestazione fascista», reato previsto all’articolo 5 della legge Scelba. I due avevano alzato il braccio destro durante una manifestazione organizzata all’epoca a Milano da esponenti di Fratelli d’Italia. Sulla decisione di merito, afferma la Cassazione, la legge non punisce «tutte le manifestazioni usuali del disciolto partito fascista, ma solo quelle che possono determinare il pericolo di ricostituzione di organizzazioni fasciste» e i gesti e le espressioni «idonei a provocare adesioni e consensi». Una decisione che farà discutere e produrrà una vera bufera politica, specie in relazione al dibattito (strumentale e meramente propagandistico) su fascismo e antifascismo in questo delicato momento della campagna elettorale.