Il M5S ha copiato il programma? Ma no, ha solo evitato di citare le fonti…

Ma quale programma copiato, semplicemente «non abbiamo indicato quali erano le fonti». Paola Taverna, la storia del programma grillino copiato in ampie parti, scoperta da una inchiesta del Post, la mette così. Quegli undici capitoli su 20 costruiti su un diffuso copia-incolla in cui non è stata cambiata neanche la punteggiatura sarebbero frutto di una “svista” o, per dirla con la senatrice grillina, di un «errore» formale: non mettere le fonti. Niente di grave, insomma.

L’autogol: citano Madia, ma ne chiesero le dimissioni

«Se abbiamo copiato alcune parti del programma M5S? Non abbiamo copiato nulla, c’è stato un errore che avrei preferito fosse evitato: non mettere a piè di pagina le indicazioni dei riferimenti tecnici, all’interno di un contesto politico, dove indicavamo esclusivamente dove erano state prese alcune spiegazioni tecniche», ha sostenuto Taverna nel corso del programma di Rai Radio1 Un Giorno da Pecora, condotto da Giorgio Lauro e Geppi Cucciari. «Non avete messo le fonti?», le hanno quindi chiesto i conduttori. «No, non abbiamo indicato quali erano le fonti. Ma dopo la Madia ancora si parla del nostro programma?», ha risposto la senatrice, facendo riferimento alla famosa storia della tesi del ministro della Pubblica amministrazione, per la quale, però, vale la pena ricordarlo, lo stesso M5S, attraverso le parole del deputato Danilo Toninelli chiese le dimissioni dal dicastero.

Per il M5s anche un affaire rimborsi europei

D’altra parte, ormai i grillini hanno ampiamente abituato gli italiani a uno straordinario doppiopesismo: estremo rigore quando parlano degli altri, massimo garantismo e somma minimizzazione quando parlano di loro stessi. Dall’atteggiamento da avere nei confronti degli indagati ai plagi, non c’è ambito della vita politica in cui non abbiamo dato prova di «predicare male e razzolare pure peggio», per dirla con le parole usate da Maurizio Gasparri di fronte a un altro caso esploso proprio in questi giorni: quello sui rimborsi, un’altra battaglia di bandiera dei grillini. «Che vergogna questi grillini che predicano male e razzolano pure peggio. Altro che onestà», ha detto il vicepresidente del Senato, ricordando che «l’Ufficio antifrode dell’Unione europea ha deciso di indagare sui rimborsi spese dei Cinquestelle dell’Europarlamento che sono venuti in Italia per sostenere Di Maio». «Fondi e personale, tra cui il capo della comunicazione a Strasburgo, Cristina Belotti, sarebbero stati impiegati, quindi, non per missioni ufficiali del Parlamento europeo, ma per la campagna elettorale. Vedremo – ha commentato Gasparri – se sarà tutto regolare».

Gasparri: «Copioni e forse pure scrocconi. Vergogna»

Ma il senatore azzurro si è soffermato anche sull’affaire programma: «Di certo – ha detto – di poco regolare c’è il loro programma, che risulta essere stato letteralmente copiato in alcuni punti da Wikipedia, da dossier Legambiente e perfino da interrogazioni del Pd. Il che, francamente, la trovo una buona notizia», ha ironizzato Gasparri, per il quale è «meglio» che i grillini «copino da chi ne sa più di loro visto che non sanno nulla, non hanno idee e valgono molto poco. Oltre che ignorare i congiuntivi potrebbero essere anche degli scrocconi. Ne vedremo delle belle».