Il golpe siriano rischia di diventare la tomba dell’Onu. Che però non decide

Potrebbe arrivare nelle prossime ore il voto del Consiglio di Sicurezza Onu dopo che ieri è iniziata la discussione sulla bozza di risoluzione proposta da Svezia e Kuwait che chiedeva con urgenza una tregua di un mese in Siria. La Russia, alleata del leader siriano Bashar al-Assad, ha chiesto modifiche al testo mentre cresce l’indignazione per il massacro nella Ghouta orientale, sobborgo in mano ai ribelli alle porte di Damasco, dove gli estremisti islamici fanno uso di scudi umani civili. L’ambasciatore russo all’Onu, riferisce la Bbc, ha chiesto cose “fattibili” e non “populismi”. Usa, Francia e Gran Bretagna chiedono l’approvazione della risoluzione senza ulteriori rinvii. La bozza di risoluzione proposta da Svezia e Kuwait chiede l’entrata in vigore della tregua entro 72 ore dal voto e prevede l’inizio delle evacuazioni mediche di emergenza e della consegna di aiuti entro 48 ore. La Russia ha annunciato di aver presentato modifiche al testo. L’ambasciatore svedese all’Onu, Olof Skoog, ha ribadito come la distruzione di aiuti nella Ghouta orientale sia l’obiettivo principale degli sforzi in atto. “La tragedia siriana non deve diventare anche la tomba delle Nazioni Unite“, ha detto l’ambasciatore francese, Francois Delattre. La bozza di risoluzione chiede tra l’altro alle parti di evitare di allestire postazioni militari nelle zone abitate dai civili, così come in scuole e ospedali. Secondo la Syrian-American Medical Society, da domenica scorsa sono state bombardate almeno 23 strutture sanitarie. Il testo esclude dal cessate il fuoco l’Isis, al-Qaeda e Jabhat al-Nusra. Il capo della diplomazia russa Sergei Lavrov ha chiarito che va escluso anche il gruppo Hayat Tahrir al-Sham, alleato di al-Qaeda e presente nella Ghouta orientale. Secondo Lavrov vanno esclusi anche i gruppi ribelli di questo martoriato sobborgo di Damasco che “cooperano” con Hayat Tahrir al-Sham e attaccano le aree limitrofe in mano ai lealisti. Da domenica scorsa si contano almeno 16 morti negli attacchi dei ribelli della Ghouta orientale contro i quartieri di Damasco.  “Quello di cui abbiamo bisogno non sono simboli, non sono decisioni prese tanto per essere prese, ma misure calibrate con quelle che sono le condizioni sul terreno”, ha rimarcato l’ambasciatore russo all’Onu, Vassily Nebenzia. Il voto al Consiglio di Sicurezza è stato rinviato con Nebenzia che ha decritto le testimonianze dei civili dalla Ghouta come “psicosi di massa”, scrive il Washington Post, ricordando come per nove volte la Russia abbia posto il veto al Consiglio di Sicurezza per bloccare risoluzioni contro Damasco.