Il capolavoro della sinistra in affanno elettorale: rianimare gli zombie dei centri sociali

Alla fine ce l’hanno fatta. Aggrappandosi ora a un salvagente ora a un altro, provandole tutte ma proprio tutte per restare a galla, quelli della sinistra-sinistra in lotta per sopravvivere a Renzi e a un’Italia che non li sopporta più, hanno alla fine trovato la manovalanza giusta per far tornare rosse le piazze d’Italia. E hanno fatto da sponda agli ex disobbedienti, gli antagonisti dei centri sociali che erano spariti dalla scena politica (per fortuna) dopo il drammatico G8 di Genova del 2001.

Un po’ di ossigeno lo avevano ricevuto dall’antiberlusconismo: la loro maggiore impresa fu scaricare letame davanti a Palazzo Grazioli. Poi, un lungo letargo. Persino il loro leader storico, Luca Casarini, nel frattempo convertitosi all’impresa, aveva detto addio a certi sogni velleitari di rivoluzione. Nel 2009 dichiarò che i centri sociali erano al capolinea. Non restava che il business. Birrette, concerti e altro, grazie ad amministrazioni compiacenti che fanno finta di non accorgersi degli spazi “okkupati”. Infine, con l’arrivo del grillismo anti-ideologico si era pensato che la specie antagonista fosse destinata all’estinzione: come nello schema darwiniano anche in politica se non hai dalla tua parte la forza di idee convincenti, devi toglierti di mezzo. Certo, ogni tanto qualche lamento contro quei cattivoni di CasaPound arrivava puntualmente sulle cronache cittadine. Ma nulla di più.

Finché arrivarono Emanuele Fiano, Laura Boldrini, Pietro Grasso e tutta l’armata di Liberi e Uguali a inscenare uno spettacolino di ombre cinesi: torna l’uomo nero, tornano i fascisti, tornano i saluti romani, l’ombra del Duce giganteggia minacciosa sui cieli italiani. E poi, quei fastidiosi monumenti del Ventennio. E ancora, quei pericolosi calendari col Ducione tonitruante in primo piano. In realtà erano scioccati dalla vittoria di Trump negli Usa, personaggio lontanissimo dal fascismo così come storicamente lo conosciamo. Erano allarmati per i consensi lepenisti in Francia. E si sono dati alla caccia dei fantasmi in camicia nera tirando fuori tutto l’armamentario retorico possibile da sfoderare. La campagna elettorale ha generato una diffusione capillare di queste argomentazioni, perché è sempre meglio parlare del nulla piuttosto che spiegare i propri fallimenti.

Quelli, gli antagonisti, non aspettavano altro. Così come non aspettava altro l’Anpi, ormai a corto di veri partigiani da esibire nelle parate del 25 aprile. Ma torniamo ai centri sociali: non appena un pazzo ha tirato fuori un’arma e si è messo a sparare sui neri a Macerata hanno avuto la grande occasione per vestire i panni dei nuovi resistenti. Ma soprattutto hanno risuscitato le parole d’ordine dell’antifascismo militante degli anni Settanta, quello da cui scaturì una parte del terrorismo rosso, anche se tutti fanno finta di non ricordarselo.  E il primo assunto di questo programma era allora ed è oggi sempre lo stesso: negare l’agibilità fisica ai “fascisti”. Ciò significa occupare con la violenza le piazze dove i “fascisti” devono parlare (e non fa differenza se si tratta di Fiore o Salvini o Meloni o chiunque altro), significa assaltarne le sedi, significa contestarli tirando sassi e sputando, significa pestare gli agenti in divisa che impediscono ai nuovi partigiani di mettere in atto le loro imprese.

E’ tutto già successo: a Piacenza, a Livorno, a Bologna. A Padova il centro sociale Pedro già organizza le “passeggiate antifasciste” per intercettare il “nemico” e mette online i i video, come se fosse tutto normale. In effetti il copione è già scritto. E’ quello degli anni di piombo. Complimenti a Liberi e Uguali, complimenti alla “vera” sinistra. Questo è il vostro capolavoro: risuscitare i morti (Mussolini) e gli zombie (gli antagonisti). L’unica cosa che finora siete riusciti a fare.