Giorno del Ricordo, tornano gli anni di piombo e si archivia la memoria delle foibe

Avrebbe dovuto essere una giornata dedicata alle vittime delle foibe. E’ stata invece una giornata di alta tensione in tante, troppe piazze italiane. Una giornata in cui le priorità sono state capovolte: anziché ricordare l’orrore che coinvolse migliaia di italiani incolpevoli, anziché far emergere pietà e rispetto per quei morti,è emerso in primo piano il rancore, il risentimento e in alcuni casi (come a Piacenza e a Torino) la violenza. Tutto in nome dell’antifascismo, arma ideologica sulla quale hanno ormai scommesso gli spezzoni di una sinistra incapacitante per assicurarsi la sopravvivenza politica. E in quelle piazze dove non vi sono stati scontri c’è stata la violenza verbale, l’oltraggio alle vittime, risuonato a Macerata nei cori che inneggiavano alle foibe. Cori da cui né Pietro Grasso, presidente del Senato, né Laura Boldrini, presidente della Camera – entrambi esponenti di Liberi e Uguali che ha appoggiato i cortei antifascisti dei centri sociali – hanno ritenuto di dover prendere le distanze. Il Giorno del Ricordo si è così trasformato incredibilmente in una passerella elettorale della sinistra estrema e arroccata nelle sue parole d’ordine di divisione. Un Giorno che ha ricordato un altro clima, quello pesante degli anni Settanta, con le città serrate in un clima di paura e di tensione. Tutto ciò è più di un’occasione persa, tutto ciò significa consapevolmente l’abbandono del difficile cammino di pacificazione che si ritenne finalmente concluso negli anni Novanta e che oggi, a settant’anni dalla fine del fascismo, torna a scorrere come un fiume avvelenato nelle città italiane. Quei cori di militanti antifascisti contro vittime italiane innocenti, che appartengono a tutta la nostra comunità, lo dimostrano in maniera inequivocabile. E’ stato dunque il giorno dell’infamia e della sconfitta. Su quella parte della sinistra che ha delegato la difesa della democrazia e della convivenza civile ai facinorosi del mondo antagonista pesa tutta intera la responsabilità politica di questo degrado dei sentimenti nobili e alti che dovrebbero ispirare chi fa politica. E’ una sconfitta tutta loro, che precederà quella che gli elettori decreteranno nelle urne.