Erdogan fuori di testa: bombarda i siriani e blocca di nuovo la nave Eni

Il “Sultano” Erdogan deve proprio aver ricevuto il classico morso della tarantola. In un giorno solo è riuscito a compiere due atti di guerra. Uno lo ha compiuto nei confronti della Siria, dando ordine ai suoi piloti militari  di attaccare le truppe di Assad intorno all’enclave curda di Afrin, in territorio siriano. L’altro lo ha rivolto contro l’Eni (e quindi anche contro l’Italia e l’Ue), bloccando nuovamente la Saipem 12000 al largo delle coste cipriote. Ma vediamo che cosa è successo nel dettaglio.

Attacco sulla via dell’enclave curda di Afrin

Tutto è cominciato nelle prime ore del pomeriggio, quando le truppe fedeli al regime di Assad si sono avvicinate all’enclave curda, sulla quale da giorni stanno premendo anche le forze di Erdogan. Scomposta la reazione del governo turco, che ha ordinato ai caccia di bombardare la strada che conduce ad Afrin. L’arteria è percorsa dalle unità militari filo-siriane venute in aiuto ai curdi assediati dai soldati di Ankara. Obiettivo delle forze fedeli ad Assad è quello di schierarsi lungo il confine con la Turchia a difesa della popolazioni civili.

La nuova provocazione contro l’Eni

Ed eccoci ora alla nuova provocazione contro l’Eni. Sempre nella giornata odierna si è appreso che la Marina militare turca ha esteso fino al 10 marzo l’avviso relativo alle sue attività militari (Navtex) al largo di Cipro nel Mediterraneo orientale, che da 10 giorni impediscono di fatto alla Saipem 12000  di raggiungere l’area prevista per le sue esplorazioni su licenza di Nicosia. Il precedente avviso sarebbe scaduto dopodomani. La nave della compagnia italiana deve avviare una campagna per la ricerca di idrocarburi in una zona cdhe il governo di Ankara rivendica sotto il suo controllo in quanto al largo della zona di Cipro controllata dalla Turchia. Sin dà però il caso che la comunità internazionale non abbia mai riconosciuto legittimità alla “repubblica turca” di Cipro. Pochi giorni prima del blocco della nave italiana, il presidente turco Erdogan in visita a Roma aveva avvertito il governo italiano che non avrebbe consentito ricerche petrolifere nell’area marina contesa. E, dalle parole, il “Sultano” è passato ai fatti.