Erdogan a Roma: scontri tra manifestanti e agenti al presidio contro il sultano (Video)

Roma blindata per l’arrivo del sultano: eppure gli scontri sono inevitabili. Il presidio in programma ai Giardini di Castel Sant’Angelo, contro la visita del presidente turco Recep Tayyip Erdogan nella Capitale, promosso dalla Rete Kurdistan, ha scatenato la protesta che si è animata violentemente nel momento in cui un gruppo di partecipanti, dietro allo striscione “Erdogan boia”, ha cercato di partire con un corteo non autorizzato verso San Pietro. La polizia, in tenuta antisommossa, ha reagito provando a bloccare i manifestanti e li ha caricati.

Scontri tra manifestanti e polizia al presidio di protesta contro Erdogan

Una protesta inscenata – come aveva fatto sapere la stessa Rete Kurdistan romana su Fb – per «dire con forza #ErdoganNotWelcome Roma non ti vuole, Roma rifiuta il silenzio complice del governo sui bombardamenti ad Afrin». Va detto che il presidio si è svolto al di fuori della “green zone”, dove era stato vietato di manifestare per motivi di sicurezza, ma i disordini si sono estesi comunque oltre l’area dedicata al sit-in dove l’iniziativa è stata autorizzata perché – come spiegato in una nota della Questura – venisse «garantita anche la libera espressione del dissenso». Un diritto esercitato a viva voce dalle 150 le persone aderenti alla manifestazione, al cui interno si sono registrati attimi di tensione e violenti scontri tra forze dell’ordine e manifestanti, per cui la Questura di Roma ha comunicato al termine dei disordini che, «a seguito dell’aggressione violenta alle forze dell’ordine da parte di manifestanti», sono stati «due i fermati», mentre sono tuttora «in atto identificazioni e riconoscimenti con l’uso delle immagini della Polizia Scientifica».

I colloqui istituzionali e gli argomenti in agenda

Un momento, quello degli scontri tra manifestanti e polizia, che ha scandito la visita romana del leader turco, ma che non ha alterato l’agenda degli appuntamenti che avevano in programma, dall’incontro con Mattarella e Gentiloni, fino all’udienza privata dal Santo Padre in Vaticano, nel palazzo Apostolico, colloqui sulla questione di Gerusalemme capitale d’Israele; sull’annosa richiesta di annessione dello Stato della mezzaluna all’Unione Europea; sulla guerra in corso contro i curdi all’interno dei confini turchi, ma anche siriani, e sulla discussione inerente le violazioni della democrazia e dei diritti umani all’indomani del fallito golpe militare in Turchia nell’estate del 2016.