Draghi stoppa i falchi tedeschi: «Inflazione debole, serve ancora liquidità»

È l’inflazione dell’eurozona, ancora troppo “fredda”, la vera preoccupazione di Mario Draghi. Parlando a Bruxelles, in audizione davanti alla commissione Econ del Parlamento europeo (cominciata con un ora e venti minuti di ritardo a causa dei ritardi nei voli per il maltempo), il presidente della Banca centrale europea (Bce) ha sottolineato come l’inflazione nei Paesi dove circola l’euro «deve ancora mostrare indicazioni più convincenti di un sostenuto aggiustamento al rialzo». Il tasso ideale sarebbe quello stimato inferiore, ma vicino al 2 per cento. Attualmente, invece, come ha ricordato lo stesso Draghi, «dopo aver fluttuato a livelli ben inferiori all’1 per cento per tre anni, con occasionali cadute in territorio negativo, l’inflazione complessiva (headline) dell’area euro ha oscillato tra l’1,3 e l’1,5 per cento dal maggio dell’anno scorso, attestandosi all’1,3 in gennaio».

Audizione di Draghi all’Econ di Bruxelles

Per questo Draghi ha raccomandato «pazienza e persistenza». Infatti, mentre la forte spinta dell’economia dell’eurozona ha chiaramente rafforzato, a suo giudizio, «la nostra fiducia nelle prospettive relative all’inflazione», per quanto riguarda la politica monetaria, ha detto il presidente della Bce, «servono ancora pazienza e persistenza perché l’inflazione ritorni in modo sostenibile a livelli inferiori, ma vicini al 2 per cento». Il riferimento alla «pazienza e alla persistenza» va anche letto come un segnale a quanti all’interno dell’Eurozona, soprattutto i tedeschi, non nascondono la loro contrarietà per la politica di stimolo monetario inaugurata da Draghi attraverso il cosiddetto Quantitative easing (Qe), cioè gli acquisti da parte della Bce del debito sovrano dei singoli Stati membri. Una misura per scoraggiare la speculazione sull’euro, ma che è stata interpretata da Berlino come un aiuto all’economia italiana, gravata da un altissimo debito pubblico.

Per la politica monetaria raccomanda «pazienza» e «persistenza»

Draghi oggi ha rivendicato implicitamente la giustezza di quell’operazione collegandola alla necessità di far lievitare di quel tanto l’inflazione, la cui «evoluzione – ha spiegato – resta condizionata in modo cruciale ad un ampio grado di stimolo monetario fornito dall’intera gamma delle nostre misure di politica monetaria: i nostri acquisti di titoli, il considerevole stock di titoli acquistati e i reinvestimenti che verranno, oltre alla nostra guidance sui tassi di interesse». L’altro obiettivo annunciato da Draghi è il monitoraggio dei cambi, da cui dipende la stabilità dei prezzi.Un obiettivo, ha precisato, dettato dalla «recente volatilità sui mercati finanziari».