Dopo i curdi, Ankara se la prende con Amnesty: riarrestato il presidente

Resterà in prigione il presidente di Amnesty International Turchia, Taner Kilic. “Il nostro collega Taner Kilic non verrà rilasciato. Il tribunale ci ha ripensato… Perché? Chi lo sa, non sono state fornite motivazioni. Devastante per la famiglia e un affronto alla giustizia. #FreeTaner”, twitta Gauri van Gulik, direttrice per l’Europa di Amnesty International. “Il tribunale di Istanbul ha ribaltato il suo verdetto di ieri che disponeva il rilascio. Taner resterà in custodia cautelare”, twitta anche Andrew Gardner, ricercatore di Amnesty. Kilic è stato arrestato lo scorso giugno con l’accusa di “appartenenza a un’organizzazione terroristica”. Insomma non c’è pace per Taner Kilic, presidente di Amnesty International Turchia. “Il presidente di Amnesty International Turchia #TanerKiliç di cui ieri era stata disposta la scarcerazione dopo otto mesi, è stato nuovamente arrestato a mezzanotte e comparirà oggi di fronte a un giudice di Smirne. #FreeTaner”, scrive su Twitter Riccardo Noury, portavoce di Amnesty Italia. Ieri un tribunale di Istanbul aveva disposto il rilascio di Kilic, arrestato il 6 giugno 2017 con l’accusa di “appartenenza a un’organizzazione terroristica”. Tuttavia, contro Kilic, è stato spiccato un nuovo mandato d’arresto e – ha scritto nelle ultime ore su Twitter Gauri van Gulik, direttrice di Amnesty per l’Europa – nella notte è stato trasferito dalla prigione di Izmir (Smirne) a una vicina stazione della Gendarmeria. “Kilic è ancora trattenuto dalla Gendarmeria. Ci aspettiamo venga presto portato in tribunale a Izmir e poi trasferito in prigione”, ha detto all’agenzia di stampa Dpa Andrew Gardner, ricercatore di Amnesty International, dopo che un tribunale di Istanbul ha accolto il ricorso del pubblico ministero contro la scarcerazione di Kilic disposta ieri. Kilic respinge ogni accusa. Altri dieci attivisti, tra cui la direttrice di Amnesty International Turchia Idil Eser, sono stati arrestati lo scorso luglio e otto di loro sono stati tenuti in carcere per quasi quattro mesi prima di essere rilasciati su cauzione alla fine della prima udienza. Per Amnesty l’accusa nei loro confronti, quella di “appartenenza a un’organizzazione terroristica”, è “priva di fondamento”.