Difesa, fondamentale raggiungere l’autonomia energetica: è una priorità

Il raggiungimento dell’autonomia energetica è l’obiettivo primario di ogni Stato e interesse centrale per la Difesa. Senza il supporto logistico che assicura il movimento degli assetti militari, diventa difficile qualsiasi tipo di strategia, come dimostra l’esito dell’ultimo conflitto mondiale, determinato dal possesso o dalla carenza di approvvigionamenti adeguati allo sforzo bellico.

I grandi consumi, la carenza di combustibile fossile, l’acquisizione delle risorse energetiche e la relativa ridistribuzione sul territorio, condizionano in negativo alcuni settori nevralgici dell’interesse nazionale. Tuttavia le nuove tecnologie disponibili consentono di incrementare la produzione di energia pulita, sia con metodi passivi (case ecocompatibili costruite con materiali isolanti) che con metodi attivi (fusione nucleare ITER, energia osmotica, criogenica, idroelettrico, geotermico). Ma le attività ed i settori produzione devono essere codificati da precise linee guida emanate dal governo, sia in base alle esigenze nazionali già acquisite, sia in base a previsioni di sviluppo di nuovi settori industriali e di servizio che richiedano un incremento di energia, sempre identificando le migliori soluzioni tecniche ed economiche, senza cadere nell’errore di assecondare le dinamiche del mercato, sicuramente non convenienti per il bilancio dell’amministrazione pubblica.

Questo non comporta la nazionalizzazione delle imprese del comparto, al contrario è consigliabile restino aziende private che, lavorando in regime di libera concorrenza, orientando la produzione sulle richieste oggettive, diversificano l’offerta e moltiplicando le possibilità di scelta del fruitore, garantiscono l’avvicendamento dei soggetti fornitori e favoriscono la competizione tecnica e commerciale.

Anche riconvertendo il sistema nazionale alle energie alternative, bisognerà garantire in ogni momento il necessario fabbisogno energetico e poter disporre di riserve in caso di emergenze. Pertanto si dovranno diversificare le fonti di approvvigionamento, consolidare i rapporti diplomatici e commerciali con i Paesi produttori di energia, proteggere le rotte marittime di comunicazione, le infrastrutture strategiche più a rischio ed i centri di sviluppo delle tecnologie che richiedono un’alta efficienza energetica.

Per un più rapido, anche se necessariamente progressivo passaggio, dalle fonti ad alta emissione di CO2 alle energie pulite, è auspicabile che i futuri governanti dell’Italia trovino i fondi necessari a sostenere i centri di ricerca scientifica e di sviluppo tecnologico, ridefiniscano i rapporti con le Università. E’ imprescindibile un piano che realizzi quella sinergia tra mondo accademico ed industria che manca da anni, per convincere i migliori, tra gli studiosi italiani trasferitisi all’estero per la manifesta impossibilità di applicare le proprie competenze, a tornare in Italia a sperimentare, a progettare e ad insegnare quanto hanno appreso nelle patrie università, a spese dei contribuenti.