Di Maio manda la lista dei ministri al Colle, ma nel M5S già è lite sui nomi tecnici

Il candidato premier dei Cinquestelle Luigi Di Maio invia via mail al Quirinale la lista dei potenziali ministri di un suo eventuale governo. Un gesto irrituale che secondo Di Maio è solo frutto di “cortesia istituzionale” ma che in realtà è del tutto fuori dalle regole dettate dalla Costituzione. Oggi intanto Di Maio fa trapelare altri nomi di potenziali ministri, che vanno ad aggiungersi ai primi due, ovvero il generale Sergio Costa, all’Ambiente, e all’Economia Lorenzo Fioramonti, professore di Economia politica all’Università sudafricana di Pretoria.

I nuovi nomi sono: al ministero del Lavoro e della Previdenza sociale Pasquale Tridico, economista e docente all’università di Roma tre, che da tempo collabora con il Movimento. Alessandra Pesce, al ministero dell’Agricoltura: è stata a lungo dirigente del ministero e capo della segreteria tecnica del viceministro all’Agricoltura Andrea Olivero. Infine, al ministero della Pubblica amministrazione della Deburocratizzazione e della meritocrazia, Giuseppe Conte, professore di Diritto Privato nonché presidente della commissione del Consiglio di Stato che si è occupata del caso di Francesco Bellomo.

Il candidato premier 5 Stelle, a quanto si apprende da fonti M5S, ha riunito questa mattina i suoi candidati ministri, che saranno presentati alla stampa giovedì 1 marzo al Salone delle Fontane all’Eur. Intanto il Quirinale preferisce non esprimersi sull’arrivo della lista dei nomi della ipotetica squadra di governo del Movimento, anche per non interferire nella campagna elettorale in corso. La lista dovrebbe essere recapitata al segretario generale Ugo Zampetti via mail, come del resto aveva preannunciato lo stesso Luigi Di Maio nell’incontro avuto venerdì scorso al Colle.

“Siamo in questo festival surreale di proposte miracolose. Siamo arrivati al primato assoluto a livello globale: c’è un governo ombra presentato già prima delle elezioni. Mai visto prima”, commenta ironicamente il premier Paolo Gentiloni. Ma non sono solo gli avversari a non gradire la mossa di Di Maio. Mentre filtrano i primi nomi della squadra, crescono i malumori tra i parlamentari uscenti tenuti all’oscuro dei tasselli di cui si compone l’esecutivo a guida Luigi Di Maio. Estromessi dalle scelte -fatta eccezione per i fedelissimi Alfonso Bonafede e Riccardo Fraccaro- deputati e senatori ignorano la squadra di governo, tanto da prender parte loro stessi al ‘toto-ministri’, oltre a chiederne notizie ai cronisti. Una situazione che sta snervando molti in casa 5 Stelle. “Ricordate quando le decisioni le prendevamo in assemblea? – chiede qualche parlamentare – addirittura in streaming. Persino il nome di Di Maio alla presidenza della Camera uscì così, dalla graticola in diretta streaming. Ora siamo tenuti all’oscuro di tutto, roba da non credere…”. Ma non sono solo le ‘bocche cucite’ dei pochi a conoscenza della lista a creare mal di pancia. In tanti puntano il dito contro una squadra che, stando alle voci, si comporrà per lo più di tecnici. “Malgrado Di Maio parli di gente che decide con la testa e col cuore – dice un senatore – sempre di tecnici parliamo, esattamente il tipo di governo che un tempo contrastavamo. Dove è finito il Movimento di Grillo che voleva alla guida del ministero dell’Economia una madre con tre figli a carico?”.

A pochi giorni dal voto il nervosismo è alto, complice il fatto che in molti ambivano a far parte della squadra con cui i 5 Stelle vorrebbero guidare il Paese. E Di Maio, diventato capo politico del Movimento, è visto sempre più lontano da parte dei suoi ex colleghi. In tanti, in questi giorni, gli hanno scritto sms, ma lui ai più non ha mai risposto. “Sarà pure impegnato in tv e in campagna elettorale – si sfoga al telefono qualche parlamentare – ma siamo tutti in giro a far comizi e il tempo per le dirette Instagram con Di Battista lo trova eccome”. I malumori al momento sono tenuti sotto traccia, tanto più che alcuni rischiano il seggio. Ma i dissidi potrebbero esplodere dopo il 4 marzo, soprattutto se le cose non dovessero andare come Di Maio ha progettato.