Dall’allarme populismo all’allarme fascismo: è caos tra storia e attualità

lunedì 19 febbraio 17:07 - DI Mario Bozzi Sentieri

In principio era il “populismo”, termine dietro cui nascondere i timori per le domande di rigore, di autorità, di decisione, via via emerse nelle opinioni pubbliche di vari Stati europei. Poi – per rimarcare la gravità del momento – l’uso della parola “populismo” ha fatto posto, soprattutto nel nostro Paese, alle accuse esplicite di “fascismo”, alzando e drammatizzando il livello della polemica. Nella confusione tra Storia e attualità, tra questioni interpretative e autentiche scelte programmatiche il senso reale del confronto politico si così è sfarinato, lasciando il posto alla pura emotività fonetica, senza costrutto, senza riscontri concreti.

Matteo Salvini e Forza Nuova, Giorgia Meloni e CasaPound: tutto viene triturato ed assimilato, evitando di scendere nei dettagli e di chiarire quale sia la vera materia del contendere. E dunque: tutti fascisti ! Contano poco il “contesto”, il tempo trascorso rispetto alla nascita del fascismo storico (tra un anno sarà un secolo), gli studi storici sulla sua essenza.

Come ha scritto – su il Giornale – Francesco Perfetti, docente di scuola defeliciana: «Si è tornati, per motivi puramente politici e propagandistici, a una utilizzazione estensiva e demonologica del termine ‘fascismo’ che non ha più nessun riferimento concreto e reale con il fenomeno storico che esso dovrebbe evocare». Ci viene alla mente un caustico libretto, pubblicato nel 1976, nel cuore degli “anni di piombo”, a cura di Claudio Quarantotto, redattore de “il Borghese”.Titolo: “Tutti fascisti!”. Il pamphlet è una puntuale rassegna dell’uso e dell’abuso delle parole “fascismo” e “fascista”, compiuti, fino ad allora, in Italia e nel mondo. Il risultato è che niente e nessuno si è salvato dall’accusa.

Scriveva Quarantotto nell’introduzione del libro: «A Trotsky non è bastata la milizia rivoluzionaria; a Nenni l’esilio. L’uno è stato definito fascista da Vyshinsky; l’altro da Togliatti. A Tito, addirittura, la qualifica di fascista è stata attribuita dal Cominform; mentre De Carvalho, il più comunista dei militari portoghesi, e Soares, il segretario del partito socialista portoghese, l’hanno avuta in dono dai loro compagni e avversari politici di sinistra. Del resto, si diventa fascisti in mille modi, e per mille colpe. Non c’è una regola; o meglio la regola è la mancanza di regole. Solzenicyn lo è diventato finendo in un Lager; Lauro entrando nel Msi; Spinola combattendo Caetano e Caetano combattendo Spinola; Marcuse seminando la contestazione, Reale organizzando la repressione; Scelba, addirittura, firmando una legge contro il fascismo. Mentre la signora Indira Gandhi, per ottenere lo stesso risultato e la qualifica, ha dovuto spedire in prigione mezzo parlamento indiano».

Nell’elenco di Quarantotto, lungo duecentotrenta pagine, ci finivano un po’ tutti, segno di come – già quarant’anni fa – l’utilizzazione “estensiva e demonologica del termine” – per usare le parole di Perfetti – riguardasse le emozioni più che le informazioni, l’inconscio (pieno zeppo di paure, odi, angosce) più che il reale.

Il fatto grave è che per alcuni il tempo trascorso sembra essere passato inutilmente, impegnati come sono, oggi, nel 2018, ad evocare fantasmi lontani, attraverso i rituali magici di un linguaggio politico fuori dal tempo. Ben altri evidentemente sono i problemi con cui l’Italia d’oggi deve fare i conti. Mussolini, malgrado il successo di un film recente, non tornerà, mentre un fascismo (presunto) senza Mussolini può essere giusto un soggetto da fiction. Niente di più.

Commenti

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  • s.laterza1@Alicel.it 25 febbraio 2018

    Non parliamo di TITO che da grAnde comunista alla faccia dei comunisti si assise nell’isola di Broni a fare il padre padrone della Jugoslavija.

  • alongtime@libero.it 23 febbraio 2018

    Se e’ per questo anche la parola “Comunismo” e’ abusata dalla mattina alla sera da tutte la parti.
    E che riferimenti ha con il passato?
    Qua il problema e’ la dittatura dei falsi “moderati”,che ci mette l’uno contro l’altro per mantenersi i privilegi individuali…

  • eleonora4198@virgilio.it 20 febbraio 2018

    bellissimo articolo . ditelo alla rossa boldrini che manca sempre di rispetto alla bandiera , che se lo facessi io andrei i galera in un batter d’occhi , e ai nostri soldati . la pinotti è un esempio comunista come lo era moro adorato dai titini . già i titini . quando lo hanno ammazzato i titini piangevano e io uno lo ho gelato con un bel ” chi se ne frega ” e oggi siamo ancora al 1950 . studiate gente , studiate che farà bene al cervello

    • alongtime@libero.it 23 febbraio 2018

      Tito si autodefiniva socialista,ma in Yugoslavia c’era un regime personale, non certo un governo del consiglio dei lavoratori,come previsto dall’ideologia comunista.
      Non e’ che se mi chiamo Mario Rossi avendo un altro nome lo divento…