Dagli abbracci al Cav ai sorrisi nella Casa del popolo: che Casini, ragazzi

martedì 20 febbraio 17:52 - DI Marzio Dalla Casta

Che Casini, ragazzi. Scampare al naufragio della Prima Repubblica, trovare ricovero all’alba della Seconda sotto l’ala  di Silvio Berlusconi in compagnia di missini e leghisti, portare solidarietà all’Andreotti mascariato dai pentiti e massacrato da Violante per poi finire, nell’incerto liminare della Terza, a dispensare sorrisi in una Casa del popolo sotto lo sguardo compiaciuto di Palmiro Togliatti, è impresa che scoraggerebbe il più audace tra i Fregoli della politica. Non Casini, però. Che nell’ultima giravolta ha dimostrato di avere più stomaco di un ruminante. Già, ne ha masticata di gente il simpatico Pierfurby, che in politica non ha mai ballato da solo. Un po’ per l’allergia tutta democristiana alla leadership e un po’ per aver sempre compagni al duol in caso di errore: in principio, infatti, fu Clemente Mastella, poi fu l’intesa con Marco Follini, quindi Rocco Buttiglione e, infine, Lorenzo Cesa. Coppie rigorosamente dc, puntualmente scoppiate per l’innesco della miccia degli opposti centrismi: chi i moderati li vedeva a sinistra, chi a destra. Sempre per convenienza, mai per convinzione. Solo una volta Casini rimase appiedato: fu all’atto di nascita del PdL quando Berlusconi e Fini gli posero laut-aut («dentro o fuori») mentre lui percorreva in treno la tratta Bologna-Roma. E così, con la linea del cellulare che cadeva tra una galleria e l’altra, Pierfurby si ritrovò inopinatamente fuori dal partito e, quel più conta per lui, dalla stanza dei bottoni. Seguirono i giorni della meditazione e della vendetta che, si sa, per i democristiani è un piatto caldo che si serve freddo. Lo imparò a sue spese proprio Fini, che da Casini fu circonvenuto e convinto prima a mollare il Cavaliere e poi ad abbracciare Mario Monti. Praticamente un suicidio politico. Lui, invece, si salvò riuscendo persino ad agguantare una presidenza strategica a fine legislatura: quella della commissione d’inchiesta sui rapporti tra banche e politica. Roba seria, soprattutto per Renzi. Che il Pierfurby l’ha gratificato con un collegio in quel di Bologna, la città dov’è nato e dove spera di rinascere politicamente. Un miracolo. E Pierfurby ai miracoli ci crede. In fondo, che a propiziarlo sia la Madonna di San Luca o l’effigie di Lenin in bella mostra nella Casa del popolo, a lui poco importa. Che Casini, ragazzi.

Commenti

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  • giorgio.precetti@alice.it 21 febbraio 2018

    Persona inaffidabile e totalmente priva di orgoglio ma pieno invece di arrivismo da carega.
    Che brutta persona senza vergogna.

  • Marcello Serafini 20 febbraio 2018

    Purtroppo ogni commento e vano il trasformismo e di scena…………………………………..
    e il sig. Casini chiamatelo banderuola traditore cambiatore di casacca volta e gabbana come volete voi……………………………………………………………….

    Ma rimane il fatto che se vogliamo chiamarlo nel modo corretto chiamatelo
    TRADITORE!!!!!!!!!!!!!!!!