Da San Patrignano l’accusa: «I drogati non interessano più, serviva Pamela…»

La denuncia è pesante, dura, purtroppo fondata,: dei drogati, in Italia, non parla più nessuno, se ne occupano solo le comunità di recupero. «I fatti di cronaca di questi giorni ci spingono a fare una riflessione profonda sulla vicenda di Pamela Mastropietro, una ragazza fragile come tante, con un bagaglio pesante di dipendenza e di disperazione. Se la sua morte poteva essere evitata è una domanda che non possiamo evitare di farci di fronte alla tragedia che si è consumata!, dice Antonio Tinelli, presidente Comunità San Patrignano. «La tragedia – rileva Tinelli, è stata subito trasformata nell’ennesimo pretesto per fare campagna elettorale, perdendo per l’ennesima volta l’occasione per fare luce sul dramma della tossicodipendenza, un problema quanto mai attuale. Se sempre più giovani come dicono i numeri, si avvicinano alle sostanze, significa che la normalizzazione del consumo di droga ha preso il sopravvento vincendo resistenze sempre più vacillanti». La politica, soprattutto quella che da sinistra adotta la filosofia della tolleranza e preme per l’antiproibizionismo, è assente ormai da anni. «Ci troviamo a fronteggiare l’emergenza droga attraverso una normativa di circa 30 anni fa, che non fa i conti con il presente, di come il fenomeno sia cambiato negli anni e mancante di pene chiare e specifiche rispetto allo spaccio, è indispensabile – sottolinea il presidente Comunità San Patrignano – rafforzare la lotta alla tossicodipendenza, favorendo l’orientamento al recupero, in modo da riportare quanti più ragazzi alla vita, introducendo strumenti di verifica rispetto ai risultati dell’impegno delle comunità e abbandonando quell’idea ormai obsoleta di riduzione del danno che spesso si trasforma in eterne terapie di mantenimento. Una lotta alla tossicodipendenza che deve passare per forza per un importante impegno delle istituzioni nella prevenzione, in campagne a sostegno dei giovani e dei corretti stili di vita».