Corruzione, Dibba propone gli “agenti provocatori”: e se iniziasse con il M5S?

martedì 20 febbraio 14:15 - DI Viola Longo

Lasciate perdere la trasparenza delle procedure, le indagini, l’efficienza della giustizia, la certezza della pena, la svolta culturale. Il M5s ha trovato la soluzione al problema della corruzione e non contempla nessuno di questi elementi. Secondo i pentastellati il modo migliore per combattere questo cancro della nostra pubblica amministrazione non è lavorare per raddrizzare le storture che lo alimentano, ma preparare delle trappole per pubblici impiegati ed eletti che – si direbbe a Roma – “magari ci cascano”. Bene, bravissimi. Occhio, però, che quando una macchina si mette in moto si sa da dove parte e non si dove finisce: e che succede, cari M5S, se finisce dalle vostre parti?

Il M5S vuole indurre alla corruzione

«La corruzione in questo Paese provoca morti, e nel momento in cui alcuni politici riescono a interrare rifiuti pericolosi, questo provoca la morte dei cittadini. Per questo per noi è indispensabile l’introduzione della figura dell’agente provocatore, agenti delle forze di sicurezza che si inseriscono nelle maglie delle Pa per smascherare la corruzione», ha detto Alessandro Di Battista, intervistato da Rtl. Il M5S vorrebbe insomma istituzionalizzare quello che ha fatto Fanpage (da soli?) con l’inchiesta sulle presunte mazzette nel settore dello smaltimento dei rifiuti in Campania, per la quale è stato arruolato un ex camorrista che è andato a proporre tangenti negli uffici preposti non essendo un imprenditore del settore. Ne è scaturita una indagine, che ha inondato i giornali: oltre a Roberto De Luca, figlio del governatore Vincenzo, e altri amministratori, sarebbero indagati anche il direttore di Fanpage, Francesco Piccinini, e il giornalista Sasha Biazzo, entrambi con l’ipotesi di induzione alla corruzione.

Un’idea che «va contro il diritto alla difesa»

Può esistere in Italia l’agente provocatore? In America esiste. In Italia no. In Italia ci sono gli agenti sotto copertura e tra le due figure esiste una differenza sostanziale, perché un conto è indagare su una condotta criminosa altro conto è indurla in chi magari non aveva alcuna intenzione autonoma di compierla. Lo ha detto anche la Corte europea dei diritti dell’uomo, condannando la Lituania per violazione dell’articolo 6 della Convenzione, quella che riconosce il diritto a un processo equo. «L’idea di uno Stato che tenta il cittadino per vedere fino a che punto resista, è uno Stato che forse realizza una giustizia che non è confacente all’idea liberale e si presta anche ad abusi», ha scritto in un articolo su una rivista giuridica il professore di diritto penale alla Statale di Milano, Gian Luigi Gatta, citato in questi giorni di dibattito dal Sole24ore, che ha anche ricordato il caso di quel funzionario Usa condannato perché, dopo essere stato tentato per ben 31 volte da un agente provocatore, alla 32esima cedette alle profferte. Anche per Raffaele Cantone l’agente provocatore, «va contro il diritto alla difesa». Fra i commentatori è stato poi, Massimo Bordin, ex direttore di Radio Radicale e uomo di solidissima cultura garantista, a sottolineare sul Foglio che «l’agente provocatore non è una figura ambigua. È molto peggio, può causare o causarsi danni irreparabili», ricordando poi che per quel ruolo, «concretamente utile», esistono i poliziotti sotto copertura, che hanno altri metodi e, soprattutto,  altre prospettive.

L’agente provocatore? Potrebbe iniziare col M5S

Comunque una «utilità», per parafrasare Bordin, in questa idea dell’agente provocatore potrebbe anche esserci. Perciò, Dibba, ci permettiamo un suggerimento: facciamo così, mandate sotto mentite spoglie un agente provocatore della Casaleggio & co a proporre mazzette e favori ai vostri “honestissimi” eletti al Parlamento e negli enti locali. Vediamo come reagiscono. E poi, naturalmente, fateci sapere come va a finire.

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