Convegno Fondazione An: “La Giornata del Ricordo è una vittoria, ma c’è ancora tanto da fare”

«La Giornata del Ricordo? Inutile negarlo, è considerata ancora una giornata di serie B. Basti pensare che l’ultimo presidente a celebrarla al Quirinale è stato Giorgio Napolitano. Giovedì la celebrazione si terrà al Senato». L’amara constatazione di Maurizio Gasparri  arriva a 14 anni dalla legge istitutiva della Giornata del Ricordo. Per l’occasione, la Fondazione An ha ospitato un convegno dove si è fatto il punto su una battaglia vinta dalla destra, ma che fatica ancora a far breccia tra l’opinione pubblica. Un appuntamento preceduto dalla proiezione di un toccante documentario dal titolo “La tragedia delle foibe, Martiri dimenticati”.  Adalberto Baldoni, che ha moderato gli interventi, ha ricordato come «nei nostri ambienti si sia perso il senso della storia, specialmente per i più giovani. Se a sinistra non sanno più neanche che cosa è stato il ’68, tra i giovani della destra, tanti non sanno neanche chi è Michelini».

Maurizio Gasparri

E le istituzioni fanno poco per rimediare al gap, anzi, soffrono di un’indolenza allarmante. «Giovedì pomeriggio – ha ricordato Gasparri – ci sarà la cerimonia al Senato per il ricordo delle foibe. Sono stato costretto a ricordare alle massime istituzioni della Repubblica, che bisognava dar luogo a quegli eventi istituzionali. La cosa che mi rattrista è che mentre altri eventi della vita italiana vengono celebrati al Quirinale, che è la casa degli italiani, proprio la giornata del ricordo da alcuni anni non viene più celebrata sul Colle» Gasparri ricorda tuttavia come la destra al governo abbia ottenuto il massimo, rapportato alla situazione pregressa.  «Se non ci fosse stata la destra, la giornata delle foibe non sarebbe stata neppure ricordata». E a questo proposito ha ricordato come da ministro delle Comunicazioni si sia attivato per una serie tv della Rai che ha fatto discutere ma che è stata un sasso nello stagno. «Pensiamo alla fiction Il cuore nel pozzo, quanta fatica ci è costata farla realizzare».

La sala convegni della Fondazione An

La sala convegni della Fondazione An

Giuseppe Valentino

Il presidente della Fondazione Alleanza nazionale, Giuseppe Valentino ha voluto ricordare come questa battaglia politica sia stata condotta anche nelle aule dei tribunali con il processo contro gli infoibatori titini. «Grazie all’iniziativa dell’avvocato Augusto Sinagra e di Giuseppe Pititto, un magistrato coraggioso e controcorrente, si tenne il processo nei confronti di due sopravvissuti. Nel ’92 ci fu la prima denuncia, ricordo le udienze, la contrapposizione con alcuni giuristi che erano contrari. Tutto questo non servì a condannare i responsabili. Tuttavia i responsabili furono additati alla pubblica opinione. Gli italiani hanno potuto prendere atto di ciò che era davvero accaduto. Quel processo si concluse senza condanne ma mise in evidenza le orribili condotte di una serie di inquietanti personaggi». Valentino ha concluso il suo intervento con il commosso ricordo di Claudio Scharzwenberg. «Un patriota, un amico indimenticabile, che parlava della sua terra con entusiasmo e commozione. Non riusciva a parlare di Pola, di Zara, di Spalato, senza trasmetterti la sua angoscia, il suo pathos per la sua terra. Questa sera la dedico alle tante vittime delle foibe e al mio indimenticabile amico».

Roberto Menia

Particolarmente sentito, ma non poteva essere altrimenti, l’intervento di Roberto Menia, che ha firmato la legge 92 del 2004. «La Giornata del ricordo appartiene al patrimonio più vasto della destra. Una destra che è anche tra queste mura. L’auspicio è che questa destra sappia ritrovarsi. Quando dissi che lo scioglimento di An sarebbe diventato una diaspora sono stato facile profeta. Purtroppo abbiamo perso tanto e sarebbe bene ricostruire un cammino insieme. Mi sono rivisto in quel filmato. Queste storie che avete visto e sentito, mi venivano raccontate a casa. Mia nonna fuggita sulla zattera di carbone, mio nonno costretto a combattere con l’Austria. Erano storie di una vita e per una vita sentivo l’ingiustizia di tutto questo. Vedere che uno dopo l’altro se ne andavano. Tutte quelle testimonianze si perdevano». Menia cita a questo proposito personalità come Luigi Papo. «Era stato volontario nella Rsi ma era stato soprattutto prigioniero dei titini. Riuscì a scappare, ma fece un voto: si impegnava a vita per ricordare ciò che era successo. Lasciò un Albo d’oro con tutti i nomi degli italiani caduti durante la seconda guerra mondiale in Friulia Venezia Giulia». Menia ricorda: «Non sono stati solo i ventimila morti, ma anche i trecentocinquantamila italiani scappati. È una cultura e una civiltà che è sparita». Il sogno di Menia? «Vorrei che venisse riconquistata almeno la toponomastica italiana di quei posti». Poi l’orgoglio delle cose fatte: «Se un artista come Simone Cristicchi (che era di sinistra) realizza un’opera teatrale come Magazzino 18, è il raggiungimento di un grande traguardo».

Augusto Sinagra

L’avvocato Augusto Sinagra ha ricostruito le origini della sua battaglia processuale. “Presentai una denuncia per gli eccidi avvenuti nel Friiuli Venezia Giulia. La denuncia fu del 1994 e seguì un articolo sul Secolo d’Italia di Claudio Scharzwenberg. Giudicare una persona dopo 50 anni era denunciare una persona diversa, ma erano i giorni in cui si discuteva dell’estradizione di Priebke. Perché per uno vale il tempo che passa e per altri non passa? E allora presentai quella denuncia. Tra gli infoibatori c’erano anche diversi italiani. Il magistrato Giuseppe Pititto, amo definirlo un uomo in piedi in un deserto di macerie. Perché quel processo? Non era nelle mie intenzioni vedere in carcere gli imputati, ma perché si facesse stato di ciò che era accaduto. Perché non si giunse alla condanna formale? La Corte d’Assise e la Cassazione obiettarono che i fatti avvennero fuori dalla giurisdizione del nostro Stato. Una motivazione molto opinabile». Quattordici anni dopo la legge, cosa è cambiato? Sinagra si dice indignato per come viene trattata nelle scuole: «Purtroppo nel Giorno del ricordo si invitano a parlare alle scolaresche soggetti ignobili che negano le foibe. Quanto mi fa rabbia leggere Split, invece di Spalato, leggere Rjieka al posto di Fiume».

Domenico Gramazio

Domenico Gramazio, promotore di questo convegno come direttore del periodico Realtà Nuova (assieme alla fondazione Rivolta ideale) ha anche annunciato una nuova iniziativa che vedrà la luce dopo le elezioni: «Abbiamo chiesto al presidente della Fondazione An di organizzare un cineforum della destra: Lello della Bona ci aiuterà in questa iniziativa. Per ricordare gli impegni politici, culturali e cinematografici. I cineforum della destra ogni giovedì, per 4 giovedì consecutivi con altrettanti film». Per non dimenticare.