Clandestini, l’Australia fa sul serio: abbandonati su un’isola deserta

giovedì 1 febbraio 19:05 - di Redazione

Il solito piagnisteo di Amnesty International sui clandestini: stavolta tocca all’Australia, peraltro sempre coerente nel perseguire una politica anti-invasione del proprio Paese. In un nuovo rapporto Amnesty ha infatti accusato il governo australiano di aver abbandonato centinaia di “rifugiati” e “richiedenti asilo” sull’isola di Manus, in Papua Nuova Guinea, lasciandoli in una situazione che somiglia più a una forma di punizione che di protezione. Il rapporto denuncia come, dopo che a novembre sono state sgomberate a forza da un centro di transito sull’isola di Manus, queste persone sono state trasferite in strutture nuove ma inadeguate dove la violenza da parte della comunità locale costituisce una minaccia costante. Dal 31 ottobre 2017, l’Australia ha via via sospeso tutti i servizi nel primo centro di detenzione dell’isola di Manus, dove dal 2013 aveva inviato centinaia di uomini nell’ambito della sua politica di ”esternalizzazione della procedura”. A seguito delle pacifiche proteste e del rifiuto di lasciare il centro di detenzione, la polizia di Papua Nuova Guinea ha sgomberato con la forza il centro e, alla fine di novembre, ha trasferito gli uomini in tre nuove strutture. Le ricerche di Amnesty International, basate su “interviste” a 55 richiedenti asilo e rifugiati, hanno rivelato che le nuove strutture sono tutt’altro che sicure e non risolvono i problemi di fondo della politica di ”esternalizzazione della procedura”. Negli ultimi anni parecchi rifugiati sono stati aggrediti da abitanti di Manus ma le autorità locali non hanno aperto alcun procedimento giudiziario. Le nuove strutture offrono ancora meno protezione rispetto a quella originale: sono più vicine alla città di Lorengau e sono prive delle minime infrastrutture protettive, come le recinzioni. A causa della mancanza di indagini sui precedenti casi e del derivante clima d’impunità, non hanno fiducia nelle autorità locali. Il clima nei confronti dei rifugiati è ostile. I proprietari dei terreni hanno più volte eretto posti di blocco e vi sono state risse tra i fornitori dei servizi ai centri e gli abitanti. Il 21 gennaio 2018 l’Alto commissariato Onu per i rifugiati ha sottolineato che ”sebbene non sia in vigore un coprifuoco ufficiale, la polizia locale ha invitato tutti i rifugiati e i richiedenti asilo a rientrare nelle loro strutture entro le 18 per ridurre i rischi per la loro sicurezza”. Le autorità di Papua Nuova Guinea non forniscono ai rifugiati uno status ufficiale né documenti d’identità e di trasporto. Trovare un impiego stabile, essenziale dal punto di vista dell’integrazione, è impossibile. Altrettanto lo è trovare un’abitazione, a causa dei costi e delle costanti minacce di violenza. Dopo quasi cinque anni, l’Australia non ha ancora presentato soluzioni praticabili e sostenibili per i rifugiati che ha trasferito contro la loro volontà a Papua Nuova Guinea. I rifugiati sono di fatto costretti a scegliere tra tornare nei loro paesi d’origine o spostarsi in un ambiente altrettanto violento come quello di Nauru. Pochi fortunati, 83 in tutto, hanno vinto il ”biglietto della lotteria” del reinsediamento negli Usa, ma si tratta di un processo lento e arbitrario che non è a disposizione di tutti. Nessuna replica dal governo di Canberra.

Commenti

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  • Sergio 3 febbraio 2018

    La Corte Suprema ha stabilito che questi rifugiati sono stati privati dei loro diritti civili e pertanto l’Australia ha concordato coi loro legali un indennizzo Milionario. Tanto pagano i contribuenti.
    Si poteva benissimo accoglierli temporaneamente.

  • Sabatangelo 3 febbraio 2018

    Ecco la giusta risposta al buonismo scellerato dei politici Italiani.

  • sebastiana 2 febbraio 2018

    Gli Australiani difendono la loro terra ai invasori clandestini……..e fa bene a cacciarli via…… L’Australia e un esempio

  • MARIO 2 febbraio 2018

    UN BUON ESEMPIO CHE CONDIVIDO AL 100%, DEVO DIRE CHE IN ITALIA FUNZIONA TUTTO ALL’INCONTRARIO PURTROPPO!!!

  • gio 2 febbraio 2018

    Difendere i propri confini si può. Si deve.

  • stefano 2 febbraio 2018

    mandiamo su un isola deserta Boldrini e co.
    grandi australiani

  • Pino M 2 febbraio 2018

    Anche noi abbiamo delle isole “deserte” … per prima mandiamoci la Boldrini , cos’ sarà sul posto a ricevere i suoi protetti e apprenderà meglio la loro “cultura”, !!!

  • ANTERO 2 febbraio 2018

    Impariamo da loro …

  • Marco 2 febbraio 2018

    E noi ciavemo a boldrini….

  • Francesco 2 febbraio 2018

    Prendiamo esempio!

  • vittorio papadia 2 febbraio 2018

    I nostri sinistrofoli singhiozzano che è impossibile fermare l’invasione negra !

  • marco scopetani 2 febbraio 2018

    Gli australiani hanno le palle! Non è possibile svuotare i Paesi per andare altrove. I tempi sono cambiati e l’ integrazione è un vero fallimento. Comunque sia i nostri padri e nonni hanno fatto le guerre per conquistare la libertà, mentre questa gente non ha neanche voglia di lavorare.

  • mario galletti 2 febbraio 2018

    Devono insegnarci gli Australiani come si opera…

  • amerigo 2 febbraio 2018

    Australia docet . . .

  • Giuseppe Cossari 2 febbraio 2018

    iN ITALIA I NOSTRI GOVERNANTI LASCIANO TUTTO AL DESTINO PER UNA PARALO ITALIAN BRAVA GENTE E I NOSTRI GOVERNANTI (SI SHALANO) IN DIALETTO CALABRO

  • Giuseppe Cossari 2 febbraio 2018

    FINALMENTE VI SIETI SVEGLIATI , COSSARI AUSTRLIA

  • CLAUDIO 2 febbraio 2018

    Gli Australiani dimostrano di essere un popolo di conservatori…. non come la nostra italietta che sta andando in rovina ogni giorno di più…

  • Annamaria Bordin 1 febbraio 2018

    il governo australiano fa sul serio come sempre

  • ugo 1 febbraio 2018

    Gli australiani difendono la loro patria