C’è un Weinstein musulmano, Tariq Ramadan, che imbarazza l’occidente buono

Il teologo musulmano Tariq Ramadan, di nazionalità svizzera e origini egiziane, è stato posto in stato di fermo a Parigi. Ramadan è stato fermato in seguito all’indagine su due denunce per stupro. Ramadan, titolare di un dottorato all’Università di Ginevra con una tesi su suo nonno, fondatore del movimento dei “Fratelli musulmani”, è sempre stato molto controverso per le sue affermazioni sulle donne. Le accuse degli ultimi mesi gli sono già costate una sospensione dalla carica di docente di studi islamici a Oxford. Il teologo è stato denunciato per stupro da due donne a fine ottobre 2017.

Una è Henda Ayari, ex salafista diventata militante laica e femminista, che lo accusa di averla violentata nel 2010 in una stanza d’hotel dopo che lei era andata a chiedergli consigli religiosi. Ayari, attivista femminista da anni impegnata sul terreno dei diritti civili, ha chesto alla procura di Rouen, in Francia, di fare luce sulla vicenda. L’altra è una donna di 40 anni che ha mantenuto l’anonimato e che lo denuncia per fatti del 2009. Il racconto della violenza subìta è molto simile a quello di Henda Ayari.

All’inizio di novembre il giornale svizzero La Tribune de Genève ha dato infine la notizia che altre quattro donne hanno accusato Ramadan di aver abusato della sua posizione di professore tra gli anni Ottanta e Novanta, quando insegnava al Collège de Saussure, per sedurle e indurle ad avere dei rapporti sessuali con lui. Tariq Ramadan, che è stato consulente della commissione europea durante la presidenza di Romano Prodi e ha collaborato con il quotidiano Repubblica, si dice innocente e vittima di un complotto. Il Foglio fa notare, in un editoriale odierno, che in ogni caso fratello Tariq è fortunato: “Dovrà vedersela con la giustizia laica, terrena e illuminista della Francia e non con la sharia, la giustizia islamica e ultraterrena con cui da anni Ramadan flirta”.