Borderline, seguito dai medici, lasciato dalla fidanzata: ecco chi è Luca Traini

Gli amici raccontano fosse seguito da un medico che lo aveva definito borderline. Proprio lo scorso anno la fidanzata lo aveva lasciato ed era anche stato allontanato dalla palestra Robbys di Macerata e Tolentino per quello che diceva. Si va definendo meglio, di ora in ora, il profilo di Luca Traini, 28 anni, il ragazzo, originario di Tolentino, nelle Marche, che oggi ha sparato con una pistola di fabbricazione austriaca, una Glock, contro sei immigrati neri al centro di Macerata consegnandosi, poi, dopo un lungo raid a bordo di un’Alfa Romeo 147, ai carabinieri, avvolto in una bandiera tricolore, sulle scale del Monumento ai caduti in piazza della Vittoria a Macerata.
Nella sua auto, sul sedile del passeggero, prima di uscire e arrendersi, aveva lasciato la pistola Glock, un’arma molto nota perché realizzata completamente in polimeri, con la quale aveva sparato all’impazzata, assieme a due bottiglie, d’acqua, una di the freddo e uno zainetto camouflage.
Traini, che è cresciuto dalla nonna a Tolentino ma non risiedeva lì, al momento, e che ha una madre malata, era stato candidato con la Lega Nord nel giugno scorso alle comunali di Corridonia, in provincia di Macerata, ma non era stato eletto e non aveva ricevuto neanche un voto piazzandosi 14 della sua lista.
Tolentino, Luca Traini andava ogni tanto a visitare la nonna. «Questo ragazzo ha la nonna qui a Tolentino – racconta il sindaco Giuseppe Pezzanesi – ogni tanto la veniva a trovare, io personalmente non lo conosco. Siamo tutti sconvolti da quello che successo». Controlli delle forze dell’ordine sono in corso anche nell’abitazione della donna.
Corridonia, invece, dove Traini era stato candidato senza ottenere neanche un voto, è la stessa cittadina di 15mila abitanti dove si trova la comunità di recupero “Pars”, da cui è scomparsa la ventenne Pamela Mastropietro, poi, ritrovata cadavere in due trolley e per cui è stato fermato uno spacciatore nigeriano di 29 anni, l’ex-rifugiato Innocent Oseghale, accusato dell’omicidio e di averne smembrato completamente il corpo.
Subito dopo l’arresto fonti investigative hanno parlato di una possibile relazione di LucaTraini con Pamela Mastropietro. La segretaria provinciale della Lega, Maria Letizia Marino, ha raccontato: «Sappiamo che da qualche tempo frequentava una ragazza romana con problemi di droga, tutto ci lascia pensare che fosse la povera Pamela Mastropietro». L’identikit così tracciato sembra, infatti, corrispondere a quello di Pamela. Ma fonti investigative hanno, poi, successivamente, negato che tra i due ci sia un collegamento diretto. Dagli accertamenti sarebbe risultato che i due non si conoscevano e non avevano frequentazioni.
Marco Valerio Verni, zio di Pamela Mastropietro e avvocato della famiglia della ragazza, ha detto all’Ansa che «Pamela non conosceva Luca Traini, non aveva mai avuto nessun rapporto di nessun tipo con lui». E ha ulteriormente precisato: «Era impossibile per lei avere rapporti con gente esterna alla struttura dove si trovava in cura dall’ottobre scorso e in ogni caso la madre e i familiari non hanno mai sentito nominare questo Luca Traini».
Agli investigatori che lo hanno ascoltato avrebbe detto di «essersi stancato».
Il proprietario della palestra Robbys da cui era stato cacciato, Francesco Clerico, è un suo amico e ne tratteggia un ritratto che fa a pugni con quello di un killer razzista che spara ai neri. «L’assurdo è che da noi in palestra aveva amici di tutte le parti del mondo, anche extracomunitari, ragazzi di colore. Rideva e scherzava con tutti. Scherzavamo sul fatto che “non aveva ricevuto neanche un voto”. Frequentava anche gli ambienti di estrema destra. E’ stato trascinato, per lui erano come una famiglia, quella che non ha mai avuto. E’ peggiorato molto dopo che l’ha lasciato la fidanzata. Ma non è cattivo, dentro è un buono».
«Lo conosco da oltre 10 anni, l’ho visto crescere, era anche al mio matrimonio – continua Clerico – In palestra era un cliente, non ha mai lavorato con noi. L’abbiamo dovuto mandare via, è stato cacciato proprio per quello che diceva, perché faceva il saluto romano, mi è dispiaciuto. Avrei voluto dargli una mano perché era senza famiglia. Il padre l’ha lasciato quando era piccolo, la madre era malata, viveva con la nonna».
«Credo fosse in cura, da uno psichiatra – conclude il proprietario della palestra Robbys – penso, diceva che lo avevano definito borderline. Non credo che conoscesse Pamela Mastropietro, ma consideri che non lo vedevo da ottobre, appunto».