Berlusconi: «Il bunga bunga, calunnie». E su Salvini: «Violento è il M5S»

La tensione, le aggressioni, il clima di violenza che si respira, l’appello a essere più moderati  nelle parole. Silvio Berlusconi mette subito in chiaro un concetto: «A me sembra che il linguaggio violento non sia assolutamente da parte nostra. Salvini qualche volta è un po’ pirotecnico, ma il linguaggio violento viene quasi esclusivamente dai grillini, da Di Battista per esempio, che ne dice una all’ora». Ospite di Circo Massimo su Radio Capital, il leader di Forza Italia spiega: «Salvini ha il forte desiderio di primeggiare nella coalizione, ma gli ultimi sondaggi che abbiamo visto danno la Lega a quattro punti da noi e quindi immagino e spero che saremo noi a guidare la coalizione».

Berlusconi, l’Europa
e i Cinquestelle

«Per anni sono stato accusato falsamente di avere un cattivo rapporto con l’Europa e questa è la prima volta in assoluto che mi sento rivolgere l’accusa opposta», afferma Berlusconi. «La verità è molto semplice: in Europa è ben chiaro che l’alternativa fra noi e il ribellismo irresponsabile dei Cinquestelle è quello che si deciderà in Italia e quindi l’Europa ha bisogno di un’Italia forte e stabile e noi abbiamo bisogno di un’Europa amica e capace di riformarsi». E quella battuta sui ribelli ex M5S? «Se dei parlamentari, di qualsiasi schieramento, condividessero qualche nostro provvedimento e volessero votarlo, la cosa non potrebbe che farmi piacere, è quello che noi abbiamo fatto stando all’opposizione. Così funziona il rapporto tra avversari politici in una democrazia matura e questo non c’entra nulla con il vincolo di mandato: votare un provvedimento giusto non significa cambiare schieramento». Quanto a possibili ingressi in Forza Italia dopo le elezioni, «non credo che ne avremo bisogno, i nostri calcoli sono che avremo una maggioranza sia alla Camera che al Senato». E quanto a ipotetici fuoriusciti da M5S, «andranno nel Gruppo Misto e siccome mi sembra che non saranno pochi, costituiranno un loro Gruppo nel Gruppo Misto. Quando noi presentiamo un provvedimento, se qualcuno lo vota perché gli piace e pensa che sia favorevole all’Italia e agli italiani -ribadisce in conclusione Berlusconi- siamo felici di questo voto degli altri».

La manifestazione unitaria
e il rapporto con Veronica

Gli obiettivi? «Non ho mai pensato di andare a fare il Presidente della Repubblica, anche se ci fosse l’elezione diretta». Quanto all’iniziativa dei leader compatti sul palco, «a me ancora nessuno dei miei alleati ha chiesto di partecipare alla manifestazione unitaria del centrodestra, non escludo di poter partecipare se me lo domandassero, ma si tratta di un sistema vecchio di fare politica, perché chi arriva in un teatro è già convinto di votare per noi. Invece – spiega – quel tempo lì penso sia meglio utilizzarlo se rispondo a delle interviste radiofoniche, se vado in televisione, se metto qualcosa sulla rete, credo che il modo migliore di impiegare il tempo sia questo e non quello di una volta, di fare dei convegni tra propri convintissimi sostenitori. L’altra sera a Che tempo che fa abbiamo fatto 4 milioni 600mila ascoltatori, quindi tra seicento persone in un cinema e quattro milioni e seicentomila ascoltatori c’è una grande differenza». Infine, il rapporto con la Lario: «Noi saremmo lieti di chiudere tutte le nostre vicende senza avere neppure più un euro dalla signora Veronica, quindi non facendo valere l’obbligo stabilito dal Tribunale di versare a noi 46 milioni. Sono qui, lo ripeto pubblicamente, vediamo cosa risponde».

Il bunga bunga
e le calunnie

«Io mi sono sempre comportato bene con l’altro sesso, apprezzandolo molto e avendo anche presenti la grande intelligenza e la capacità maggiore delle donne, in famiglia, a scuola, nel lavoro. Purtroppo mi hanno buttato addosso un mare di falsità, di fango, di calunnie», ha detto Silvio Berlusconi, stavolta a Otto e Mezzo su La7. «Meno male che gli italiani hanno capito che… come si chiama… la Ruby, il bunga bunga, i festini erano tutte invenzioni degli avversari politici e dei signori della stampa».