Processo escort, traballa la legge Merlin: è incostituzionale? La Consulta verifica

martedì 6 febbraio 16:50 - DI Redazione

Traballa la famosa Legge Merlin. Sarà la Consulta a stabilire se sia ancora oggi costituzionale punire chi recluta escort che volontariamente si prostituiscono. I giudici della Terza sezione della Corte di Appello di Bari, dinanzi alla quale si sta celebrando il processo di secondo grado sulle 26 fra donne ed escort dichiarate portate fra il 2008 e il 2009 dall’imprenditore barese Gianpaolo Tarantini nelle residenze dell’allora presidente del Consiglio Silvio Berlusconi hanno, infatti, accolto l’istanza presentata dai difensori di Gianpaolo Tarantini, gli avvocati Nicola Quaranta e Raffaele Quarta, e di Massimiliano Verdoscia, gli avvocati Ascanio Amenduni e Nino Ghiro, sospendendo, contestualmente, il processo cosiddetto “escort” in attesa della pronuncia della Suprema Corte.

Nel processo, oltre a Tarantini e Verdoscia, sono imputati, con l’accusa di reclutamento e favoreggiamento della prostituzione anche l’attrice tedesco-bosniaca Sabina Began e il pr milanese Peter Faraone.
Un’istanza simile era già stata presentata dai legali di Tarantini nel processo di primo grado ma, in quel caso, i cui giudici l’avevano respinta. Stavolta, invece, a sorpresa, è stata accolta aprendo la strada all’esame della Consulta e a una revisione della Legge Merlin, la contestata normativa, voluta dalla senatrice Lina Merlin, promotrice e prima firmataria.

Sollecitata dagli avvocati della difesa, la Terza sezione della Corte di Appello di Bari ha ritenuto non manifestamente infondata e rilevante l’illegittimità costituzionale della legge Merlin specificatamente laddove qualifica reato il reclutamento ai fini della prostituzione anche di escort che liberamente scelgono di prostituirsi.

Già nel 1964 la norma era stata esaminata dalla Consulta sotto il profilo della legittimità costituzionale su richiesta dei magistrati di Firenze che un anno prima avevano ritenuto non corretta la formulazione della norma. Ora, a sessant’anni di distanza dalla promulgazione di quella legge che sono oramai in molti a considerare liberticida chiedendo la riapertura delle case chiuse e anche la tassazione del lavoro delle prostitute, i tempi potrebbero essere maturi, viste anche le due “rivoluzionarie” sentenze della Cassazione nel 2010 e nel 2011.

Commenti

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  • cstfnc73@yahoo.it 6 febbraio 2018

    Basta con quest’illogico reato di favoreggiamento dell’altrui prostituzione (articolo 3 n. 8 Legge 75/1958). Suggerisco di sollevare la questione di legittimità costituzionale della detta branca normativa, poiché tale sembra in contrasto con gli articoli 2, 3 comma primo, 13 comma primo e 17 comma primo della Costituzione Italiana, siccome le leggi devono essere uguali per tutti, la libertà personale è inviolabile ed i cittadini hanno diritto di riunirsi pacificamente e senz’armi. In più, l’articolo 3 della Convenzione ONU 1949-51 prevede il fatto illecito in esame solo dove lo permette la legislazione nazionale dello Stato che ha ratificato (l’Italia nel 1980) la succitata norma internazionale.

    • minorizzo@tiscali.it 7 febbraio 2018

      Andare a puttane è più che giusto per il normale cittadino(si soddisfa un normalissimo bisogno fisico come il mangiare e il dormire) Diversamente chi pretende di guidare un paese, non può comportarsi,caro amico, alla nostra maniera tutto qua e scusate se è poco