Baglioni, l’ex moglie all’attacco: ora lo rivalutate? Sempre pennivendoli siete

La potremmo definire l’onda lunga di Sanremo. Quest’anno è stato il festival dei record e così la rivista Rolling Stone, ora diretta dalla frizzante Selvaggia Lucarelli, se n’è uscita con un mea culpa sul “bullismo ideologico” del quale fu vittima negli anni Settanta Claudio Baglioni. All’epoca bollato come qualunquista perché cantava di piccoli e grandi amori e stroncato dai critici impegnati e, manco a dirlo, di sinistra. Così Max Deliso, parlando a nome dei maschi della sua generazione, ha ammesso l’errore: noi troppo presi ad ascoltare De André e Guccini – ha scritto – abbiamo sbagliato a vergognarci di ascoltare Claudio Baglioni.

Un revisionismo canoro che non è piaciuto all’ex signora Baglioni, Paola Massari, che quei tempi se li ricorda bene e ha affidato a Fb la sua inviperita replica al grido di “lasciate stare Baglioni”: “Eh no, cari polverosi pennaioli, coevi ingloriosi dei gloriosi anni 70. Portabandiera dei detrattori, d’un colpo folgorati e redenti. Quelli per i quali la dignità del sentimento si riduceva a banale sentimentalismo. Quelli che, o si trombava nelle stanze fumose delle aule occupate, o si era mentecatti romantici. Quelli per cui interpretare la vita senza l’ausilio di uno slogan preso in prestito dalla eco della piazza, relegava la reputazione al marchio di una mosceria giuggiolona e disimpegnata.  Non se la caveranno così quei campioni dell’ impegno politico confuso con la materia inclassificabile dell’arte che vi fece ridurre Baglioni ad un cazzone inadeguato al suo tempo e alla sua stessa intelligenza. Non è con un’autoassoluzione improvvisata che si possono buttare in caciara anni di ostilità estesa a buona parte della stampa, che tradì e offese, osteggiandola, un’anima di raro spessore”.

La signora Massari va giù dura contro il conformismo politico degli eskimi in redazione e oggi giudica i tardivi pentimenti frutto solo di paraculaggine: “Non è con questo tono pacificatore spolverato di paraculaggine – scrive ancora su Fb – che tutto si archivia in barba alla memoria. Fu puro bullismo ideologico. L’esercizio di un vizio atavico e asservito alla pochezza. Estraneo al pensiero libero. Li ricordo tutti, uno per uno, i giornalisti che infierivano impietosi, mentre nel contempo esibivano uno spudorato pregiudizio favorevole riservato agli eletti sdoganati da un battesimo politico, quando affermavano serenamente e pubblicamente cose del tipo: “Del disco di De Gregori parlerò bene pur senza averlo ascoltato”, mentre quello di Baglioni veniva stroncato a scatola chiusa”.

Una replica, chiosa Aldo Grasso sul Corriere, che è anche una grande dichiarazione d’amore nei confronti dell’ex marito. Ma Selvaggia Lucarelli non l’ha presa bene e ha risposto così: “Gentile signora Massari, qualcuno ha impiegato 40 anni per capire Claudio Baglioni, e me ne scuso anche se non faccio parte di quella generazione. Adesso però me ne prendo io altri 40 per capire queste 80 righe di invettive. Arrivederci (o addio)”. Ma Selvaggia, nata nel 1974, certe cose non le sa e non le può ricordare. Quelle di Paola Massari non sono invettive, ma la semplice verità.