Antifascismo anche a Sanremo: si parte con i veleni su Baglioni “nero”

Prima la denuncia di Iva Zanicchi sull’ostracismo verso i cantanti “che non sono di sinistra” (come lei…), poi la polemica del Pd sulla partecipazione, in veste di giurato, di Andrea Scanzi, giornalista del Fatto Quotidiano vicino ai Cinquestelle, quindi i veleni di Antonio Ricci su Claudio Baglioni, accusato di piacere ai “fascisti”.

La politica incombe, mai come quest’anno, a un mese dalle elezioni Politiche, sul Festival di Sanremo, che si apre questa sera su RaiUno, condotto dal trio Baglioni-Savino-Hunznkiner. Soprattutto quelle dichiarazioni deliranti dell’autore di Striscia la notizia hanno contribuito a invelenire il clima del festival in un paese che da alcuni mesi infila la retorica antifascista ovunque, mancano solo i cartoni animati. Ecco perché a Sanremo la politica rischia di oscurare, mai come quest’anno, le canzoni.

Antonio Ricci, solo due giorni fa, si è lasciato andare a commenti pesanti nei confronti di Claudio Baglioni: “Non lo reggo da sempre, da quando ero ragazzo. Baglioni era il cantante preferito dei fascisti, dei La Russa e Gasparri. In uno spettacolo dissi anche che gli avrei tirato una molotov. Ora se gli dai fuoco si sparge odore acre di plastica che semina diossina in tutto il Paese. Non penso sia uno disonesto…il botulino gli intoppa i ragionamenti nel cervello”. Dare fuoco a un “fascista”? Parole che se pronunciare da destra avrebbero creato quantomeno un monito del presidente della Repubblica. “Sono cresciuto nel ’68, gli anni della protesta, di Tenzo, e Paoli, di Guccini e De Andrè… poi arriva questa melensa creatura dalla maglietta fina che canta passerotto non andare via…”. Ecco il problema, forse a Sanremo quest’anno manca la canzone impegnata, non c’è il brano salva-coscienza in favore dell’immigrazione o della patrimoniale, serve un po’ di sano antifascismo, quello che va bene per tutte le stagioni, come un brano di Orietta  Berti, finché la barca va…