Amaro partigiano contro vino di Predappio, un derby a suon di bottiglie

domenica 18 febbraio 12:39 - di Francesco Severini

C’è il vino rosso venduto a Predappio con Mussolini stampato sull’etichetta (uno di quei gadget che secondo la legge Fiano andrebbero proibiti) e c’è l’amaro partigiano, un’invenzione di marketing resistenziale partorito dalla fantasia creativa del Museo audiovisivo della Resistenza  e prodotto nella fabbrica recuperata Rimaflow.

Repubblica ne racconta la storia con toni entusiasti e sottolinea che è una storia di successo: 10mila bottiglie vendute in un anno. La memoria partigiana dunque si affida all’alcol per essere tramandata e anche all’ingrediente che caratterizza questo amaro, le castagne, di cui appunto si nutrivano copiosamente i partigiani. Gli acquirenti? Basta portare le bottiglie ai vari Festival della Resistenza e gli incassi lievitano. Insomma anche i “compagni” hanno imparato che con la nostalgia si fanno affari.

Il vino “nero” invece ha un mercato più consolidato: il giro d’affari di questo prodotto, unito agli altri gadget legati al Ventennio fascista, è stato stimato attorno ai 350mila euro annui. Si tratta di un prodotto meno ideologico, che va forte anche tra i turisti. Il prezzo di una bottiglia è di circa 20 euro. Il business del Duce è sicuramente più consolidato e attrezzato anche grazie al fatto che esiste una meta di pellegrinaggio sicura, cioè Predappio, città natale di Mussolini, dove affluiscono 150mila visitatori all’anno. Da anni il Duce è un brand vincente sul mercato (si vende anche il dolcificante al giusto del Ventennio…) mentre il marchio della Resistenza è ancora di nicchia. Il derby è appena cominciato…

Commenti

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  • fabpittan@hotmail.com 19 febbraio 2018

    …..’per il fatto che durante i meravigliosi 600 giorno di gloria, la partigianeria, che aveva debellato la macchina da guerra nazista,…. a mani nude, …avendo rubato, a man bassa, le castagne ai porci …avevano avuto, ahime’, l’orifizio otturato,………di cui il miracoloso amaro…..!

  • fabpittan@hotmail.com 19 febbraio 2018

    ….ma no, ma no,…..cari amici ….l’amaro partigiano fa tener l’intestino sano…..!…solo quello…!

  • giovannadecanio@yahoo.it 19 febbraio 2018

    Dopo aver bevuto questo amaro, sarà necessario sottoporsi ad una lavanda gastrica?

  • maurocollavini@libero.it 19 febbraio 2018

    Giudicherò appena avrò la possibilità di bere entrambi. Certamente la bottiglias vuota con l’immagine di Mussolini la terrò come una reliquia mentre quella con la stella a cinque punte la butterò nel vetro

  • Giuseppe Forconi 19 febbraio 2018

    Giusto, non vedo perche’ si debba inneggiare al Duce con una sua immagine su bottiglie di vino. E’ vero che e’ un attraente turistico ma al posto dell’effige si potrebbe usare la frase ” Vino della terra natia di Mussolini ” non vi pare?? Poi per quanto riguarda quei quattro zoticoni di partigiani …. che non si azzardino a bere neanche mezzo dito di quel vino, non ne sono degni.

  • raffaeletendi.phd@gmail.com 19 febbraio 2018

    … Giusto così : la triste storiella dei briganti partigiani poteva solo finire in modo amaro ?

  • f.bussolino@gmail.com 19 febbraio 2018

    secondo me l’amaro partigiano oltre ad essere a rischio di acidità di stomaco per chi lo beve, evoca l’amarezza intrinseca non dei partigiani di per se ma dell’odio che le loro associazioni alimentano con un’ insipiente disegno

  • Gianpiero.manini@errekappa.it 18 febbraio 2018

    Mah! Io resto francamente perplesso che si possa-debba fare business con l’immagine del Duce su una bottiglia di vino (tra l’altro Mussolini, in età matura, non beveva vino). Francamente dei partigia non mi interessa proprio nulla. Facciano amari, vino, birra, acqua, quello che pare a loro. La storia, non allineata al pensiero unico resistenziale, si è già pronunciata. Al limite possono consolarsi con ampia bevuta di amaro. Ma il Duce, per favore, lasciamolo fuori. Non abbassiamo la sua figura allo stesso livello di coloro che lo assassinarono. Si pubblichino libri, articoli, saggi per ristabilirne definitivamente la figura assoluta. Poi, se vogliamo berci su un bicchiere di vino facciamolo. Ma non con l’etichetta con la sua immagine. Grazie.