Addio a padre Rastrelli, “eroe” anti-usura e icona della destra napoletana

“Pochi minuti orsono la cara Maria Forlin ha comunicato a quanti lo hanno conosciuto e gli hanno voluto bene che questa mattina è tornato alla casa del Padre il caro zio gesuita padre Massimo Rastrelli. Si è spento in pochi minuti, lucido, sereno. Ha chiesto l’Assoluzione e… ‘saluta tutti‘ sono state le sue ultime parole. Un forte abbraccio zio Massimo, da lassù continua a pregare per noi ed abbraccia mamma, i nonni, Romano, Alfonso, Mario e tutti i nostri cari che ci hanno preceduto…”. L’annuncio è arrivato, sulla sua pagina Fb, dai parenti più stretti: padre Massimo Rastrelli si è spento a 90 anni, dopo una lunga malattia, in Trentino, a Rovarè, frazione del comune di San Biagio di Callalta, dove si era ritirato da tempo. Amatissimo, anche lì, lontano dalle pizze fritte di piazza del Gesù e dal caos dei vicoli dei Decumani.

Era un prete, certo, ma molto di più di un sacerdote da messa e confessione: padre Rastrelli era un eroe metropolitano della lotta all’usura, il simbolo della lotta al fianco dei più deboli, quelli in ostaggio degli strozzini, spesso dei camorristi, ma soprattutto in scacco alla povertà contro cui padre Massimo lottava da sempre, arroccato nella  sua trincea della chiesa di piazza del Gesù. Un uomo coraggioso, ma anche concreto: con la sua Fondazione antiusura “Moscati” e la sua battaglia sfociata in una legge del Parlamento salvò la vita a decine di persone, senza mai avere un sincero riconoscimento per il suo impegno sociale e civile dalle tante giunte di centrosinistra che governarono a Napoli a partire dagli anni Ottanta. I funerali si svolgeranno venerdì prossimo 2 marzo alle 11,30 nella chiesa del Gesù Nuovo. Sarebbe bello se ci fosse il sindaco De Magistris a omaggiarlo.

“Basta poco da molti, per dare molto a tutti”, era il suo slogan. Nato a Portici da una famiglia ricca e molto nota in Campania, fratello dell’ex presidente della Regione Campania, senatore del Msi e di An, Antonio Rastrelli, padre Massimo era un’icona della destra napoletana, cattolica e non, che lo sosteneva nelle sue iniziative sociali senza mai che il diretto interessato, pronto a discutere con tutti, si lasciasse strumentalizzare a fini elettorali. Anche perché ai politici, perfino al fratello, non faceva sconti quando c’era da alzare la voce. Come accadde quando una donna di Carrara, sul finire degli anni Novanta, si era suicidata dopo aver dilapidato soldi per correre dietro l’effimero richiamo delle lotterie statali. “Colpa vostra, governanti!”, tuonò. Sì, perché padre Massimo lottò contro l’usura, ma a che contro la ludopatia, antesignano della battaglia contro il gioco d’azzardo molto prima che diventasse allarme sociale per i giovani, al fianco dei quali lottava anche per il lavoro da sostenitore del progetto “Lavoro ai meritevoli“, per sostenere il reinserimento nel mondo del lavoro dei padri di famiglia.

«Il suo impegno, il suo servizio evangelico ai poveri e alle famiglie indebitate e strozzate dall’usura continuerà a vivere nel cuore dei volontari e dei poveri incontrati. Se oggi la Chiesa è in grado di offrire un esempio di apostolato competente e perseverante nei confronti delle famiglie flagellate dai debiti lo deve a Padre Massimo Rastrelli che ventisette anni fa, da Parroco del Gesù Nuovo a Napoli, ha denunciato la presenza di questa piaga sommersa. Amava i poveri come Gesù. Tutto il Paese ha un grande debito nei suoi confronti. Ha dato vita con l’istituzione della Fondazione San Giuseppe Moscati a un percorso che si è consolidato con la nascita della Consulta nazionale Antiusura, la quale ha promosso la costituzione di trenta Fondazioni Antiusura distribuite sul territorio nazionale». dice monsignor Alberto D’Urso, presidente della Consulta nazionale antiusura. Che promette di non disperdere la sua eredità. “Saluti da tutti…”, padre Massimo.