A Pachino vendono i pomodori del Camerun: “Ringraziate la Ue”

Al bancone di un supermercato di Pachino, località siciliana famosa nel mondo per i suoi pomodori, è in vendita per 1 euro e 39 centesimi al kg il pomodoro datterino, categoria II, provenienza Camerun. Un’offesa nel momento in cui la vendita di quel prodotto estero avviene nello stesso periodo in cui il pomodoro di Pachino, resta sulle piante perché il mercato è saturo ed il prezzo è bassissimo: 40/50 centesimi al chilo dal produttore al magazzino. Tanto che ai coltivatori costa più raccoglierlo che lasciarlo marcire. «Per produrre un kg di pomodoro ciliegio – dice uno degli agricoltori locali al quotidiano La Sicilia – occorre 1 euro di investimento. A questo prezzo è un raccolto a perdere. Meglio buttarlo. Se continua così non rientro dal prestito. La banca si porta tutto via». Un problema in Italia, che è diventato un’emergenza sociale e che si allarga a macchia d’olio. Nei giorni scorsi, a Firenze, sono state scoperte delle serre cinesi illegali, dove venivano coltivati ortaggi e frutta.

Pachino: il trattato Ue con l’Africa rovina i nostri agricoltori

Gli agricoltori di Pachino in un’inchiesta del Fatto quotidiano puntano il dito contro i trattati siglati dall’Unione Europea con i paesi del Nord Africa, a partire da quello del 1996 con il Marocco, che prevedono «misure di liberalizzazione reciproche per i prodotti agricoli» e «per i prodotti agricoli trasformati». Ma i produttori stranieri hanno costi di produzione più bassi, e per i concorrenti siciliani è impossibile competere. «Le prime avvisaglie della crisi partono da quegli accordi», commenta un agricoltore al Fatto. Che racconta di aver incontrato cinque ministri in questi anni: “Ma abbiamo ricevuto solo promesse e prese per i fondelli”. Ad avere saputo anche i nomi, sarebbe stato istruttivo, ma il giornale di Travaglio preferisce restare nel vago lasciando intendere che ministri di destra o di sinistra siano tutti uguali. Strategia chiara: la campagna elettorale per il M5s si fa anche con queste omissioni.