Volano stracci (rosa) in FI: la Carfagna e la De Girolamo ai ferri corti

Sarà pure più rosa il futuro Parlamento, ma non per questo s’annuncia meno turbolento e rissoso di quanto non sia stato nei lunghi anni della declinante egemonia maschile. Basta inquadrare il duello tutto al femminile in Forza Italia tra la sannita Nunzia De Girolamo, da un lato, e la salernitana Mara Carfagna, dall’altro, per rendersi conto che quanto a ripicche e a colpi proibiti non ha nulla da invidiare alle irriducibili rivalità tra maschi. In realtà, le due amazzoni berlusconiane non si sono mai amate. Questione di carattere: tanto grintosa la prima, quanto felpata la seconda. Se Nunzia prende fuoco come un fiammifero, Mara sa che la vendetta è un piatto caldo che si serve freddo. E a sentire i rumors che agitano gli “azzurri” in questo scorcio iniziale di campagna elettorale, pare che alla categoria della vendetta appartenga la manina che ha gettato nel panico la De Girolamo declassandola nottetempo da capolista a numero due dell’Irpinia e spingendola, di fatto, fuori da Montecitorio. Se Nunzia si è salvata (forse), è solo perché informata casualmente in una delle tante telefonate di cui subissava Arcore per informarsi sulle sorti dei suoi pretoriani. Un autogol degno di Niccolai in un movimento come Forza Italia, dove il correntismo equivale alla lesa maestà. A maggior ragione per chi, come lei, aveva da farsi perdonare la fuiutina con Angelino Alfano. Se è tornata a corte – vanno dicendo da tempo i suoi detrattori – è solo perché costretta da una vicenda giudiziaria a dimettersi da ministro e a ripiegare sulla carica di capogruppo. E poi a lasciare anche quella poltrona per far posto a Maurizio Lupi, anch’egli impallinato. Quando torna, incrocia la soddisfazione di pochi e i mugugni di molti. Gli stessi che hanno atteso il momento delle candidature per rinfrescare la memoria al Cavaliere armati di un articolo di inizio gennaio del Fatto Quotidiano non proprio amichevole verso la Carfagna e – chissà perché – ritenuto ispirato dalla De Girolamo. È da allora, stando ai rumors, che meditava vendetta «il più bel ministro del mondo». Nulla di strano, per carità: è la politica. Ed è così anche in Forza Italia, in quel “partito dell’amore” dove a perdonare è solo Berlusconi.