Vietato criticare i leader: anche Maroni s’inchina alla logica dei listini bloccati

venerdì 12 gennaio 13:25 - DI Niccolo Silvestri
Ci interessa assai poco quel che succede nella Lega, ma ugualmente auspichiamo che non trovino conferma i boatos che danno per certa (o quasi) l’esclusione dalle candidature dei seguaci di Roberto Maroni, il governatore in odore di eresia e fortemente sospettato di coltivare prospettive politiche in eccessiva intimità con il Cavaliere. Ne hanno scritto un po’ tutti, dall’Huffington Post al Giornale, accreditando la notizia come la fredda vendetta di Matteo Salvini, furente per le accuse di stalinismo – era «solo uno sfogo», si difende ora Maroni – e perciò deciso a rendergli la pariglia. Forse sono esagerazioni, veleni tipici di una vigilia elettorale. Tuttavia, il solo fatto che se ne parli suona conferma, l’ennesima, dei danni arrecati alla sovranità popolare dal meccanismo delle liste bloccate. Un meccanismo che se ieri appariva insopportabile oggi si mostra addirittura truffaldino se solo si pensa agli effetti aberranti dell’impossibilità del voto disgiunto. Quale trasparenza assicura, infatti, un meccanismo in base al quale il voto dato ad una lista finisce in automatico anche al candidato della coalizione nel collegio uninominale? E poco importa se quel candidato l’elettore ce l’ha sullo stomaco o lo ritene indegno del proprio consenso. Siamo al “voti uno e ne eleggi un altro” che non ha nulla da invidiare ai celebri paccotti delle bancarelle di Forcella. La differenza sta nel fatto che a Forcella il paccotto te lo rifilano. Qui, invece, te lo fai da solo con buona pace della volontà popolare. Volontà ormai del tutto soccombente nei confronti di quella dei leader e di nomenclature sempre più ristrette. In partiti così o sei in o sei out. Diversamente, anche il dissenso più radicale, e quello di Maroni è estremamente qualificato, verrebbe vissuto dai gruppi dirigenti non come un fastidio, ma come un arricchimento dell’offerta politica e perciò maggiormente in grado di attrarre consensi. I repulisti, al contrario, generano solo delusione ed esodi. Lo sanno anche i capi dei partiti. Ma in loro, ormai, l’esercizio della leadership ha da tempo ceduto il passo all’abuso di potere, pratica vecchia, ben riassumibile nell’ormai famosissimo “io so io e voi nun siete un c…o” che da sempre è la strofa più cantata negli inni di tutte le caste. E chissà che non sia proprio lui, il mitico Marchese del Grillo, il padre fondatore della nascente Terza Repubblica.
Commenti

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  • an_ponte@tiscali.it 13 gennaio 2018

    MERONI È STATO DISCRETO IN LOMBARDIOA RIMPINGO FORMIGONI

  • bedicecc@tin.it 13 gennaio 2018

    Condivido in pieno. La legge elettorale è una vera porcata. Chi l’ha votata si dovrebbe vergognare. Ma che dico! questi bulletti di periferia e tutta la corte di mediocri che li circondano, ormai si credono i padroni del mondo, altro che vergognarsi.