Venezuela: ucciso Oscar Perez, l’anti-Maduro. Gli ultimi istanti di vita (video)

martedì 16 gennaio 14:19 - DI Viola Longo

Oscar Perez, l’ex poliziotto simbolo della rivolta venezuelana contro il governo di Nicolas Maduro, è morto. È stato ucciso in un blitz delle forze di sicurezza venezuelane nel quartiere periferico di El Junquito di Libertador, nell’ovest di Caracas, dove si trovava asserragliato insieme ad altri ribelli. Gli ultimi momenti della sua vita sono documentati in una serie di drammatici video che lo stesso Perez ha postato sul suo profilo Instagram.

I video con gli ultimi momenti di vita di Perez

La notizia della morte è stata divulgata dalla Cnn in spagnolo, che ha citato «fonti ufficiali di alto livello». Inizialmente non confermata dal ministero dell’Interno, che ha solo parlato della morte di un numero non indicato di «terroristi», l’uccisione di Perez avrebbe poi trovato un tragico riscontro in alcune foto circolate in rete, in cui si vedrebbe il suo corpo senza vita a terra. Nella versione ufficiale le autorità venezuelane hanno sostenuto che i ribelli hanno attaccato la polizia, che stava cercando di negoziare la loro resa. Quello che si vede nei video di Perez è, però, esattamente l’opposto. Nelle clip postate su Instagram Perez e gli altri ribelli appaiono all’interno di un palazzo assediato, sottoposto al fuoco delle forze di sicurezza. Perez spiega che lui e gli altri hanno cercato di negoziare la resa, ma che la polizia ha risposto di volerli uccidere. «Ci stanno attaccando con i lanciagranate», rivela. In secondo piano si vede un uomo a terra, che cerca di proteggersi dietro un mobiletto, mentre urla «abbiamo famiglie e vogliamo rivederle». Perez, a sua volta, urla che nello stabile «ci sono civili, donne e bambini». «Li avete visti, perché sparate se li avete visti? Non sparate! Non sparate», urla Perez, ormai vistosamente ferito alla testa.

La condanna a morte, la latitanza, il mito

In un altro video diffuso in rete si vede poi quello che accade fuori dal rifugio: agenti in assetto da guerra sui tetti del circondario, che lanciano razzi. Maduro in persona aveva di fatto emanato la condanna a morte dell’ex poliziotto e paracadutista, addestrato alla guerra e in forze alla polizia scientifica. Lo definì «il nemico pubblico numero 1 della patria», dopo che Perez aveva guidato un gruppo di ribelli all’assalto di una unità della Guardia nazionale, neutralizzandola e derubandola delle armi. È stata solo una delle operazioni eclatanti che, nel giro di pochi mesi, hanno portato questo ex poliziotto a diventare l’icona della rivolta. Trentasei anni, tanto bello da essere anche modello e attore, Perez a fine giugno fa aveva sorvolato Caracas con un elicottero della polizia per incitare il popolo alla rivolta. Durante il volo, con altri poliziotti ribelli, lanciò granate sulla sede della Corte suprema e sparò sul ministero degli Interni e su quello della Giustizia. Poi la latitanza, durante la quale nell’immaginario collettivo venezuelano e internazionale Perez è assurto ora a eroe ora ad agente provocatore al soldo degli Usa o dello stesso Maduro. Infine la morte così drammatica e così cinematrografica, che fa di questo “Rambo” venezuelano una figura che ha tutti i requisiti per entrare nel mito.

Parte 7.

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