Usura, a Roma confisca da 100 milioni. Sos Imprese: «Business da 24 miliardi»

Ammontano a 100 milioni di euro i beni confiscati dalla Dia di Roma nell’ambito di una operazione anti-usura. Una enorme ricchezza, fatta di immobili, macchine, conti correnti e società, che fa capo a cinque persone ritenute responsabili, a vario titolo, «di una consorteria criminale, che nel tempo ha consentito loro di accumulare illecitamente un ingentissimo patrimonio, frutto principalmente di un articolato sistema di usura ai danni di cittadini e imprenditori locali in crisi economica, molti dei quali anche con il vizio del gioco d’azzardo».

Gli usurai replicavano il modus operandi della camorra

I cinque, residenti a Ladispoli, ma originari della Campania, secondo quanto ricostruito dagli investigatori della Dia, avevano replicato nella città del litorale romano «il modus operandi della camorra napoletana per la diffusione e la gestione di traffici illeciti, come testimoniato, tra l’altro, anche in diverse sentenze emesse a loro carico». Il Tribunale di Roma, oltre alla confisca dei beni, ha anche disposto la sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno per quattro dei cinque indagati. «Quello che stupisce dell’operazione di oggi, che si aggiunge a tante altre avvenute solo negli ultimi 6 mesi del 2017, è l’ammontare dei beni sequestrati e in questo caso confiscati, perché dà l’idea della vastità del fenomeno dell’usura. Per arrivare ad un provvedimenti di confisca di beni per oltre 100 milioni di euro significa che le vittime sono centinaia», ha spiegato il Coordinatore nazionale di Sos Impresa, Lino Busà. «La crisi economica ha aiutato l’usura a crescere», ha speigato Busà, rivelando che il mercato del credito illegale “a strozzo”, secondo le stime di Sos Impresa, «ha raggiunto un giro d’affari di circa 24 miliardi di euro e coinvolge circa 200mila imprenditori e professionisti del nostro Paese».

La crisi economica ha fatto crescere l’usura

Si tratta, ha proseguito il coordinatore di Sos Impresa, di «un dato in deciso aumento rispetto ai 20 miliardi stimati nel 2011, poco prima della crisi economico-istituzionale italiana e che riflette l’aumento dei debiti medi contratti dagli usurati con gli strozzini, passati da 90mila euro a circa 125mila». Busà, sulla base dei dati dei soci assistiti processualmente, comparati con i dati sull’usura in Italia, ha poi tracciato l’identikit «del carnefice e quello della vittima». Ne emerge che «l’usuraio in prevalenza è un uomo (87%) che ha superato i 56 anni età, nato nell’Italia meridionale (66%)», mentre le vittime «sono persone mature, tra i 48 e i 55 anni, che se chiudono bottega hanno difficoltà a reinserirsi nel mondo del lavoro e che quindi cercano di fare di tutto per tenere in piedi il proprio negozio. Per queste persone il fallimento non è solo economico, ma anche personale e familiare e non riuscire a tenere in piedi la propria attività porta purtroppo alcuni di loro anche a suicidarsi».

Il drastico calo delle denunce

Ma, mentre il fenomeno dell’usura cresce e coinvolge anche vittime inedite (dai professionisti agli assicuratori fino agli agenti immobiliari), «il numero delle denunce registrate negli ultimi anni appare risibile», con «un calo sistematico e apparentemente inarrestabile del loro numero: 1.436 nel 1996, 408 nel 2016», dovuto a un clima di sfiducia da parte delle vittime. «I processi per usura sono troppo lunghi e spesso gli usurai riescono a farla franca, perché effettuano quasi tutte le loro operazioni in contanti. Il reato dell’usura insomma è diventato conveniente, si guadagna tanto e si rischia poco», ha concluso Busà, spiegando anche che «il mercato dell’usura è sempre più in mano a gruppi organizzati, apertamente criminali e spesso dall’apparenza professionale: se nel 2008 solo il 20% circa degli usurai assicurati alle forze dell’ordine aveva legami noti con qualche mafia, la percentuale è salita al 40% nel 2016».