Trump non rinuncia a essere eccentrico: mi sento come una cheerleader

A cena ieri sera con gli imprenditori “credo di essere stato una sorta di cheerleader del nostro Paese”. A paragonarsi alle ragazze che ballano per incoraggiare la loro squadra, è stato oggi il presidente americano Donald Trump nel suo discorso a Davos, in cui ha illustrato i successi della sua amministrazione. “Essendo un uomo d’affari ho una grande esperienza negli affari, storicamente non c’era mai stato un presidente che si intende d’affari, gli altri erano politici o militari”, ha anche dichiarato Trump. Che ha poi aggiunto di “aver sempre avuto una grande presenza mediatica”. “Da imprenditore sono stato sempre trattato bene dalla stampa, ma da quando sono diventato politico ho realizzato quanto cattiva, maligna possa essere”. Anche nel discorso composto, tutto diretto a dare un’immagine dell’America in cui “il futuro non è mai stato così roseo”, Donald Trump non ha rinunciato al suo solito attacco alla stampa. A questo punto però dalla platea dei delegati di Davos si sono alzati dei fischi, mentre il presidente rivolgendosi ai giornalisti presenti in sala affermava che mentre lui parlava “le telecamere cominciavano a spegnersi”. Trump riesce a chiudere anche la vicenda, montata ad arte dai giornali dem, dei Paesi-cesso. “Lei è un amico. Porti i miei affettuosi saluti all’Unione Africana“. Donald Trump incontra a Davos il presidente ruandese Paul Kagame, leader dell’Unione Africana, e davanti alle telecamere prova a cancellare ogni ricordo dello ‘shithole’ con cui, in un meeting con un gruppo di senatori alla Casa Bianca, avrebbe apostrofato alcuni paesi -comprese nazioni africane- da cui partono immigrati con destinazione Usa. “Abbiamo avuto un colloquio splendido sul Ruanda, il lavoro che hanno fatto è assolutamente splendido. Abbiamo rapporti commerciali col Ruanda e, in generale, le relazioni sono eccellenti. Voglio congratularmi con lei, signor presidente, nuovo leader dell’Unione Africana”, dice Trump.