Truffe ed estorsioni online, ricattato da un finto poliziotto si toglie la vita

Sotto ricatto di un finto poliziotto,  si è tolto la vita. È quanto emerso dall’indagine della Procura di Nuoro su un caso di truffe ed estorsioni via web che ha portato a 16 arresti. Il suicidio è avvenuto quattro mesi fa. Il ragazzo era stato ricattato da un sedicente ispettore della Polizia postale, dopo aver pubblicato annunci sul web a sfondo sessuale e aveva anche pagato 5.000 euro di “multa” per inesistenti violazioni commesse dopo aver pubblicato gli annunci. Quando il finto poliziotto, trentanove anni di origini sarde, gli aveva minacciato ripercussioni sulla vita lavorativa il giovane si era suicidato.

Si suicida per i ricatti di un finto poliziotto

Erano stati i genitori della vittima a rivolgersi informalmente ai Carabinieri l’estate scorsa, dopo che il figlio, apparentemente senza problemi, si era tolto la vita. I due anziani, disperati, volevano far luce sulle ragioni che hanno portato il giovane a togliersi la vita. Da qui sono partite le indagini della Procura di Nuoro per truffe ed estorsioni sul web che sono risalite a un 39enne, piemontese ma di origine sarda, Simone Atzori, che si presentava alle sue vittime come l’ispettore Marco Gigliotti della Polizia Postale di Roma. Il suo aiutante è stato individuato invece in Francesco Reina, 31enne originario di Catania e residente a Torino. Entrambi sono finiti in carcere. L’uomo è risultato poi il capo di una associazione a delinquere composta da 21 persone dedite ad estorsioni e truffe in tutto il nord Italia e specializzata nel contattare gli inserzionisti dei più noti siti d’annunci e incontri. La Procura ha ipotizzato a carico del promotore dell’associazione criminale il delitto di morte come conseguenza di altro reato. L’inchiesta che ha smantellato una banda di cybercriminali si è conclusa con l’arresto di 16 persone (due in carcere e 14 ai domiciliari), un indagato all’obbligo di dimora, 4 denunciati e il sequestro di beni mobili e immobili per 100mila euro. Gli arresti sono stati effettuati nelle province di Torino, Vercelli e Catania, in collaborazione con i rispettivi comandi provinciali dell’Arma.  Dalle indagini dei carabinieri di Nuoro sui profili social del giovane suicida, è emerso che, in attesa di essere assunto come operatore socio-sanitario, il ragazzo era stato ricattato. Il sedicente ispettore di polizia gli chiedeva il pagamento di contravvenzioni per inesistenti violazioni connesse alla pubblicazione degli annunci online a sfondo sessuale.