Tassa sui sacchetti: rivolta sui social. C’è chi accusa Renzi e chi pesa un’arancia per volta…

Passato il giorno di Capodanno tra brindisi e scambi di auguri gli italiani si sono ritrovati oggi alle prese con un nuovo balzello, piccolo ma fastidioso, entrato in vigore appunto dal 1 gennaio 2018.  Nei settori dei supermercati dove si vendono frutta e verdura fresche già da giorni campeggiavano i cartelli: si ricorda ai clienti che i sacchetti di plastica dove vengono messe mele e arance, insalate e zucchine e pomodori e tutta l’altra merce hanno dal 1 gennaio un costo aggiuntivo che può variare da 2  a 10 centesimi al pezzo.
Una sorpresa che i consumatori non hanno affatto preso bene. Tutto nasce da un emendamento al decreto legge sul Mezzogiorno presentato dal Pd e approvato a metà agosto 2017. Si tratta di quelle piccole norme che vengono fatte passare quasi di nascosto e in periodi – era il 17 agosto – in cui l’opinione pubblica è impegnata in altre faccende, come farsi i selfie sotto l’ombrellone.

Come rileva Il Giornale l’intento iniziale da cui prende le mosse l’emendamento è quello di rispettare la direttiva europea che impegna i paesi membri a consumare meno plastica. Ma perché allora i sacchetti non si possono riciclare una volta acquistati e perché non si possono portare da casa? Sorge il dubbio che qualcuno possa essere interessato a una mossa che più che guardare all’ambiente guarda ad altri interessi…

Il Giornale e altri siti – come Scenarieconomici.it – oltre al sospetto rilanciano un nome, quello di Catia Bastioli, amica di Matteo Renzi e manager paladina della chimica verde, che è anche amministratore delegato della Novamont, azienda che ha brevettato i sacchetti in plastica biodegradabile che usiamo appunto per pesare nei supermercati frutta e verdura.

Il Giornale fa anche due conti: “L’azienda che guida è l’unica italiana che produce il materiale per produrre i sacchetti bio e detiene l’80% di un mercato che, dopo la legge, fa gola: inizialmente i sacchetti saranno venduti in media a due centesimi l’uno. Le stime dicono che ne consumiamo ogni anno 20 miliardi. Potenzialmente dunque, è un business da 400 milioni di euro l’anno. Il 15 novembre scorso Renzi ha fatto tappa con il treno del Pd proprio alla Novamont”.

I social sono diventati, come spesso accade, il motore virtuale di una rabbia reale. Da lì parte l’invito, rilanciato da centinaia di utenti, di boicottare i supermercati e la tassa sul sacchetto per tornare a comprare frutta direttamente nei negozi di quartiere.  C’è poi chi posta direttamente lo scontrino, dove sono registrati i centesimi pagati per il “sacchetto ortofrutta”. E ancora gli account vicini ai Cinquestelle rilanciano quanto denunciato dal Giornale e gridano al complotto renziano per favorire la manager della plastica green amica dell’ex premier del Pd.

Alcuni consigliano ai propri contatti un’altra forma di ribellione: pesare un frutto o un ortaggio alla volta, per bypassare la tassa sul sacchetto e boicottare così un’imposizione inspiegabile. Su Twitter si grida allo scandalo dei sacchetti e corre la ribellione a quella che viene ribattezzata “tassa Novamont”, azienda leader nel settore dei sacchetti di plastica bio.

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