Studenti in visita dai migranti, la Fedeli fa il ministro dell’accoglienza: la protesta

Al buonismo non c’è mai fine. Gioventù identitaria vs Fedeli “ministro dell’Immigrazione”. Nella notte alcuni militanti del gruppo giovanile di destra sotto la sede del ministero dell’Istruzione dell’università e delle ricerca di viale Trastevere a Roma hanno affisso uno striscione e una targa con scritto ‘‘Ministero dell’istruzione e dell’immigrazione’‘ e 20 fotografie dei monumenti e paesaggi di ogni regione d’Italia “a simboleggiare le bellezze che gli studenti dovrebbero conoscere e visitare” in segno di “protesta contro la decisione del ministro Fedeli di incentivare gli studenti in gite scolastiche nei centri d’accoglienza”. La contestazione nasce da una follia partorita nei giorni scorsi dal ministero della Fedeli, passata sotto traccia: ossia l’incremento di incontri tra i nostri studenti e gli immigrati attraverso momenti e luoghi di condivisione. A segnalare l’intenzione ideata dal Miur sono stati in verità in pochi, i soliti siti e quotidiani di centrodestra. Con una scuola ridotta a uno scatafascio, con problemi e lacune di ogni tipo, che il ministro Fedeli pensi a come dare lezioni di accoglienza sembra un fuor d’opera, un fuori programma, la solita manifestazione buonista, buona solo a fare infuriare chi pensa che la scuola dovrebbe occuparsi di ben altre cose. ll Miur contesta chi ha usato il termine “gita”, ma il senso politico dell’operazione non cambia.

Il mito della falsa accoglienza a scuola

«Siamo alla follia – dichiara in una nota Gioventù Identitaria – nella nazione con il patrimonio culturale più grande e bello al mondo il ministro dell’istruzione vuole mandare gli studenti nei centri d’accoglienza degli immigrati per fare cosa? Per mostrare agli studenti la fine che saranno costretti a fare se manteniamo al governo dei fantoccio al servizio di Soros e dell’Unione Europea? Diranno agli studenti che i centri d’accoglienza costano milioni d’euro all’Italia, soldi che potrebbero essere spesi anche in investimenti per l’edilizia, per il materiale didattico? Il ministro Fedeli dirà agli studenti che quella che chiamiamo immigrazione in realtà è una deportazione di schiavi che ingrassa le cooperative amiche del Pd? L’immigrazione non è un esempio da mostrare, ma una piaga da fronteggiare, non potrà mai essere esempio educare i giovani a lasciare la propria terra. Dopo l’alternanza scuola lavoro dove insegniamo agli studenti ad essere sfruttati, oggi li educhiamo al falso e buonista mito dell’accoglienza e dell’abbandono della propria terra».

Una “quisquilia” lessicale

La Fedeli, chiamata in causa nei giorni scorsi da Giorgia Meloni per stigmatizzare l’ultima follia della gestione Fedeli della scuola , ha derubricato la cosa come una “fake”. Ma la precisazione del Miur non è convincente, è solo un trucchetto filologico sul temine “gita”, che lascia invariato l’obbiettivo politico dell’iniziativa. “Tralasciando l’uso provocatorio del termine “gita”, il Protocollo d’intesa ha lo scopo di promuovere attività di sensibilizzazione sui processi di accoglienza e di integrazione rivolti a ragazze e ragazzi degli istituti scolastici italiani e di altri Paesi europei”. Prosegue la nota: “Studentesse e studenti, nell’ambito del Protocollo, potrebbero incontrare loro coetanei ospitati in centri di seconda accoglienza in cui siano presenti soltanto dei minori. Ma gli incontri, qualora previsti, avverrebbero solo in spazi pubblici (ad esempio biblioteche) gestiti dall’Ente locale che offre il servizio. Nessuna gita nei centri di accoglienza, appunto. Il Protocollo, invece, prevede attività che hanno come obiettivo quello di “migliorare il livello di conoscenza degli studenti italiani sui temi legati al fenomeno migratorio, al sistema di accoglienza italiano e ai diritti umani”. Ok, non ci innamoriamo delle parole: il termine gita indica indistintamente e sinteticamente quelli che vengono definiti viaggi di istruzione e “uscite” di ordine culturale e formativo. Alla ministra Fedeli il termine non piace. Però, ci spieghi allora dove sta la differenza, la rettifica, la precisazione? Il senso dell’operazione “politica” è chiaro, ben oltre la questione lessicale. La scuola secondo la Fedeli deve dare lezioni di immigrazione a senso unico, trovando momenti e luoghi opportuni per farlo, fuori scuola e sottraendo ore ai programmi curricolari. Non è una gita, è peggio, siamo sul limitare dell’indottrinamento. Dopo il gender nelle scuole, l’abolizione del tema di italiano, il senso è chiaro.