Spuntano le carte di Arthur Miller sul funerale (e il mistero della morte) di Marilyn

Un rapporto profondo, difficile, a tratti descritto come controverso, quello tra il  drammaturgo  statunitense Arthur Miller (1915-2005) e la mitica, intramontabile indimenticabile Marilyn Monroe, diva di sempre, mistero mai svelato e,  dal 1956 al 1961, seconda moglie del celebre scrittore.

Tra le righe del matrimonio tra Marilyn e Arthur Miller

Un rapporto che nel tempo è stato contaminato da voci, indiscrezioni, dubbi e che si è alimentato – come ogni cosa che riguarda il mito di Marilyn – di verità presunte, veritiere bugie, piccoli segreti su cui aleggia il dubbio dell’attendibilità. Per quel che riguarda quindi il rapporto col il marito Arthur Miller, eccelso intellettuale di stanza a New York, oggi emerge allora l’ultima possibile interpretazione dei fatti: una più plausibile di tante altre se non altro perché scritta di suo pugno dallo stesso protagonista del rapporto, Miller, di cui sono emerse, dalla polvere dell’archivio privato – ora acquistato dall’Università del Texas a Austin per 2,7 milioni di dollari dagli eredi dell’autore di Morte di un commesso viaggiatore – preziose carte inedite dedicate al suo rapporto con la tormentata diva di sempre, sogno di tutti. Porpio così: le bozze di un saggio incompiuto sulla morte dell’attrice Marilyn Monroe, sua seconda moglie, sono state ritrovate tra le carte inedite di Arthur Miller (1915-2005), insieme a racconti, poesie, oltre 8000 pagine di diari e manoscritti, in gran parte mai pubblicati. Carte affidate all’Harry Ransom Center dell’ateneo americano, tra le quali spicca l’abbozzo di un testo su Marilyn Monroe.

Scritti sul funerale della diva. E non solo…

Miller cominciò a scrivere il saggio il giorno del funerale della diva, a cui lui non partecipò per non essere complice di «una farsa», e riprendendolo in mano più volte, senza però mai completarlo. Joe Di Maggio organizzò, insieme a Inez Melson, amministratrice dei beni di Marilyn e tutrice della madre dell’attrice, il funerale, occupandosi delle spese, al Westwood Memorial Park, nel distretto di Los Angeles, l’8 agosto 1962. «Invece di andare al funerale a farmi fotografare, decisi di restare a casa lasciando che il pubblico in lutto portasse a termine quella farsa», scrisse Miller. «Non dico che lì tutti fossero falsi, ma ce n’erano abbastanza. Molti dei presenti l’avevano distrutta», annotò l’ex marito. E questa è, ormai, un’indubitabile verità…