Shutdown: per odio verso Trump i dem non esitano a paralizzare il Paese

Terzo giorno di shutdown negli Stati Uniti, dopo il mancato accordo nel weekend tra Repubblicani e Democratici. Il Senato è ora convocato per le 12 di oggi (le 18 italiane) – ha annunciato il leader della maggioranza repubblicana Mitch McConnell dopo il fallimento degli ultimi tentativi di raggiungere un’intesa – per pronunciarsi su un provvedimento temporaneo. C’è comunque grande incertezza sull’esito del voto di oggi su una misura che permetterebbe l’esercizio provvisorio, e quindi la ripresa del finanziamento delle attività del governo federale, fino all’otto febbraio. Nell’annunciare il voto il leader repubblicano del Senato, Mitch McConnell, ha aperto alle richieste dei democratici dicendosi disposto a discutere nelle prossime settimane una legge per proteggere i giovani immigrati, se lo shutdown verrà sospeso oggi. Il leader della minoranza democratica, Chuck Schumer, la notte scorsa ha detto che l’accordo non è ancora raggiunto e che i negoziati continueranno fino al voto di oggi, quando già quindi centinaia di migliaia di lavoratori federali saranno rimasti a casa senza stipendio. “I colloqui continueranno, ma dobbiamo ancora raggiungere un accordo per un percorso accettabile da entrambe le parti”, ha detto il senatore democratico che chiede in impegno ufficiale e non informale da parte di McConnell sull’immigrazione. A complicare maggiormente il quadro è arrivata, ancora una volta, una dichiarazione della Casa Bianca. Il portavoce Hogan Gidley ha infatti che la proposta di legge dei senatori Lindsey Graham, repubblicano, e Dick Durbin, democratico, per risolvere la questione dei dreamer “è un passo gigantesco nella direzione sbagliata” ed “incarna tutte le ragioni per cui gli americani non hanno fiducia in Washington”. La proposta, secondo la Casa Bianca, “mette l’interesse di persone che sono in questo Paese illegalmente davanti a quello dei propri cittadini americani”, ha detto Gidley a The Hill.

Anche scienziati e ricercatori si trovano a fare i conti con lo shutdown negli Stati Uniti, dopo il mancato accordo nel weekend tra Repubblicani e Democratici. Il Senato è convocato ma intanto la scienza e la ricerca nel Paese rischiano di finire in un limbo, avverte Nature. Come risultato dell’impasse, a migliaia di ricercatori federali è stato infatti ordinato di rimanere a casa, ed è stato impedito l’accesso a e-mail e telefoni governativi. Ciò costringerà molte agenzie a contare solo su un piccolo numero di dipendenti “essenziali”, interrompendo la ricerca federale su tutti i fronti, dal manto nevoso che ricopre gli Stati Uniti occidentali al funzionamento del cervello. I National Institutes of Health (Nih) e la National Science Foundation (Nsf) smetteranno di gestire le sovvenzioni, privando così – anche se temporaneamente – alcuni ricercatori accademici di finanziamenti cruciali. E perfino la Nasa potrebbe essere costretta a ritardare il lancio di veicoli spaziali sviluppati nel corso di anni. Ma la cosa peggiore di tutte, sostengono molti ricercatori, è che “non c’è alcun elemento chiaro su quando” lo shutdown finirà, come sostiene Nature in un focus sulla vicenda.