Scandalosa mancia del governo: quasi 500 euro a ogni statale 5 giorni prima del voto

Agli statali è destinata l’ultima mancia di Gentiloni. Ieri è infatti arrivato il via libera del governo all’accordo sul contratto per i dipendenti dell’Amministrazione pubblica centrale. Il Cdm ha ratificato l’intesa del dicembre scorso tra sindacati e Aran, l’Agenzia che tratta per la ministra Madia.

Aldilà del merito della decisione, quello che colpisce è il singolare tempismo del provvedimento. Se tutto procederà in modo spedito, gli arretrati arriveranno in busta paga già con lo stipendio di febbraio, cioè a cinque giorni esatti dal voto per le politiche. E parliamo di somme discrete: si va dai 370 euro della fascia più bassa ai 712 di quella più alta. La media di quanto arriverà nelle tasche di ogni dipendente statale è di quasi 500 euro, per l’esattezza di  492. Il governo di centrosinistra mostrerà quindi il suo volto più “buono” nell’ultima settimana che precede il voto, proprio quella durante la quale tanti elettori incerti decidono per chi votare.

Da segnalare il fatto che lo scatto contrattuale vero e proprio, 85 euro (più leggero in busta paga), partirà con lo stipendio di marzo, cioè tre settimane dopo la chiusura delle urne. Quando invece, un mese prima, le urne si staranno per aprire, arriverà, guardacaso, la busta paga più pesante. E tanti saranno più felici e contenti nell’imminenza del fatidico appuntamento elettorale del 4 marzo. Chi magari masticherà amaro saranno gli altri dipendenti della P.a. (prevalentemente quelli dell’Amministrazione regionale e locale), la cui vertenza è ancora in corso.

La macchina dei cedolini preparati dalla Ragioneria sta già lavorando alacremente per consentire il tempestivo arrivo degli arretrati. Gongola il ministro Marianna Madia su Twitter: “Dopo il Cdm di oggi via libera al pagamento degli arretrati e degli aumenti previsti dal nuovo #contratto per la #PA centrale. #RiformaPA”. Certi personaggi della (immaginaria) Terza repubblica assomigliano molto ai più astuti esponenti della Prima. Senza però averne né la classe né i poteri.