Rifiuta la visita perché il medico è un nero. E il collega si tinge la faccia per soldarietà

Non ha voluto essere visitata dal medico di guardia, dopo avere visto che il dottore era nero. E’ accaduto a Cantù, cittadina della Brianza, al medico Andi Nganso, 30 anni, laureato in Italia e in servizio da un anno nella cittadina brianzola. Un episodio stigmatizzato dal nuovo presidente della Federazione degli Ordini dei medici e degli odontoiatri (Fnomceo), Filippo Anelli. “Esprimiamo – dice Anelli in una nota – solidarietà al collega Andi Nganso. Il nostro Codice deontologico afferma a chiare lettere che il medico ha il dovere di tutelare la vita, la salute psicofisica, di trattare il dolore e alleviare la sofferenza senza discriminazione alcuna. Lo stesso ci aspettiamo dai pazienti, per un’alleanza terapeutica che sia veramente reciproca e paritaria, fondata sulla condivisione delle rispettive autonomie e responsabilità”.

Silvestro Scotti, leader dei medici di famiglia della Fimmg e presidente dell’Ordine dei medici di Napoli, ha espresso la sua solidarietà con una singolare iniziativa: una foto con il viso scurito e la frase “Vi comunico che sono un medico nero”. Così Scotti è apparso su Facebook, commentando l’episodio di Cantù: “Credo che l’episodio di Cantù sul rifiuto di una paziente di farsi visitare da un collega di colore descriva pienamente il degrado culturale di questo Paese. Non è solo una questione di razzismo, ma a mio avviso una evidente perdita dei valori fondamentali di riconoscimento di un ruolo professionale, sociale, umano e scientifico di un essere umano che si mette al servizio per la cura di un fragile o di una fragilità, senza né dover né poter essere nemmeno lontanamente condizionato dalla sua o altrui razza, genere, orientamento sessuale, politico, religioso e chi più ne ha più ne metta”.