Renzi fa un mezzo passo indietro: il premier? Non importa il nome basta che sia del Pd

Matteo Renzi apre la campagna elettorale del Pd parlando all’assemblea degli amministratori locali del partito e critica tutto e tutti. Ce l’ha con i grillini “incompetenti” e con quelli di Liberi e Uguali che hanno scelto di non appoggiare Gori in Lombardia (“Sono offuscati dall’odio per il Pd”). E poi con il centrodestra che “torna a mettere insieme il modello Arcore 20 anni dopo dove c’era Bossi in canottiera oggi c’è Salvini con la felpa…sarà per effetto del riscaldamento globale. Dove c’era Fini oggi c’è la Meloni e dove c’era Berlusconi c’è Berlusconi magari con qualche capello in più ma sempre lui”.

Ma soprattutto Renzi fa un mezzo passo indietro confermando di non essere più lui il candidato del Pd a Palazzo Chigi e lasciando capire che ci sono altre personalità in campo, a cominciare da Paolo Gentiloni: ”Non è importante il nome di chi andrà a Palazzo Chigi, l’importante è che sia del Pd. Noi siamo una squadra”.

Renzi ha anche accennato all’albero Spelacchio, identificando il modello di governo Cinquestelle con la sorte dell’albero natalizio della Capitale: “A me di Spelacchio non interessa granché. Il punto non è se è bello o brutto, ogni Spelacchio è bello a mamma sua. Il punto non è se è bello o brutto ma che se costa il doppio di altri alberi è un problema di incompetenza”. Affermazione subito dopo smentita dalla sindaca di Roma Virginia Raggi: “Il segretario del Pd, ancora una volta, mistifica la realtà. Se vuole continuare a parlare di Spelacchio, invece di occuparsi di temi più seri del Paese, dovrebbe almeno informarsi meglio. L’allestimento dell’albero in piazza Venezia non è costato il doppio rispetto agli anni scorsi. Anzi, è costato molto meno di quanto hanno speso le precedenti amministrazioni, comprese quelle del Pd”.