“Regeni ucciso per la ricerca commissionata dalla tutor di Cambridge”

Giulio Regeni ucciso per le sue ricerche e il ruolo dei Servizi sono certezze. È quanto sostiene il procuratore Giuseppe Pignatone in una lettera al Corriere della Sera e a Repubblica che ha voluto scrivere a due anni dal sequestro e l’omicidio del ricercatore friulano. Secondo Pignatone ci sono «punti fermi» dell’indagine «nel cui quadro dovranno inserirsi i prossimi approfondimenti sull’omicidio». Il movente è «pacificamente da ricondurre alle attività di ricerca effettuate da Giulio nei mesi di permanenza al Cairo», ed è stata anche «messa a fuoco l’azione degli apparati pubblici egiziani che già nei mesi precedenti avevano concentrato su Giulio la loro attenzione, con modalità sempre più stringenti, fino al 25 gennaio».

I punti fondamentali del delitto Regeni

Questi, continua Pignatone, sono «punti fondamentali per proseguire l’inchiesta» e si tratta di «un approdo condiviso con i colleghi egiziani. Un risultato che due anni fa non era per nulla scontato poter raggiungere. Non intendiamo fermarci a questo, è ovvio. Anche se restiamo ben consapevoli della estrema difficoltà di questa indagine». Pignatone non nasconde poi le difficoltà in cui il suo ufficio sta lavorando. «La collaborazione con i colleghi egiziani è un unicum nell’esperienza della cooperazione giudiziaria» e «quando, come in questo caso, non esistono accordi e convenzioni internazionali, una cooperazione giudiziaria così impegnativa e complessa può avvenire solo se parallelamente viene attivata una concreta collaborazione tra i due governi», scrive Pignatone. In questo quadro non si procede spediti perché «qualunque fuga in avanti parte nostra si trasformerebbe in un boomerang in grado di vanificare quanto fin qui con fatica costruito».

Regeni fu ucciso tra atroci torture

Sul corpo del giovane ricercatore ci sono segni di bruciature di sigaretta, torture, ferite da coltello e segni di “morte lenta”, come poi rivelera’ la prima autopsia effettuata al Cairo. «Si possono ipotizzare – si legge nell’autopsia – che lo abbiano colpito con calci, pugni, bastoni, mazze». «Alcune lesioni cutanee – scrivono i medici legali – hanno caratteristiche che depongono per una differente epoca di produzione avendo un timing differenziato. Quindi Giulio è stato torturato ripetutamente, a distanza di giorni.