Il prof del Massimo piange: ero innamorato. E la compagna se lo riprende

Due notti in prigione e il professore del prestigioso liceo Massimo di Roma gestito dai Gesuiti, denunciato per abusi su una allieva minorenne con cui aveva una relazione, piange, si dispera, è pentito, vorrebbe tornare indietro ma si giustifica confessando di essersi innamorato della sua alunna. Dice che era prigioniero “di un gioco affascinante da cui non riuscivo a uscire” e del quale aveva parlato anche al fratello. Un gioco nel quale da solo, a 53 anni, si era rinchiuso, però. Molestando la ragazzina, 15 anni, con messaggi e foto osé, finché lei non ha detto sì. Un corteggiamento subdolo e insistente, finalizzato a plagiare la fragile personalità dell’allieva. E assicura che si trattava di rapporti consenzienti. Una volta scoperto, il professor Massimo De Angelis ha cominciato a disperarsi e a ravvedersi (l’avvocato parla di due tentativi di suicidio) e riconosce solo adesso di avere tradito se stesso, “gli studenti, i miei colleghi, l’Istituto”. L’Istituto lo ha sospeso mentre la compagna è disposta a perdonarlo, a farlo tornare a casa, e punta l’indice contro la quindicenne che lo avrebbe ammaliato: “Sono accuse esagerate, la giustizia cin i suoi tempi e i suoi modi, stabilirà che Massimo non è il mostro che vogliono dipingere. Quella ragazzina faceva il corso di teatro, forse sa fare bene l’attrice”. La compagna si dice ancora innamorata di quel professore che approfittava delle lezioni di latino per spassarsela con l’allieva e lo dipinge come un “bravo padre e un pravo insegnante”. Contenta lei…