Pensioni, ecco le novità del 2018: per le donne del ’53 arriva la beffa

Pensioni donne, da oggi le lavoratrici dipendenti del privato e quelle autonome hanno un balzo in avanti dell’età pensionabile rispettivamente di un anno secco e di 5 mesi e, così, raggiungono la quota generale di 66 anni e 7 mesi. Si inaspriscono  i requisiti per il ritiro delle lavoratrici. E’ questo l’ultimo pesante scalino della riforma Fornero per arrivare alla piena equiparazione tra uomini e donne di tutti i comparti nelle regole di accesso alla pensione di vecchiaia. Una parificazione che prelude al successivo salto in alto per tutti che scatterà dal 2019, con l’aumento a 67 anni. Un lascito della riforma Fornero che il centrodestra ha tutta l’intenzione di correggere, ma intanto la realtà è pesante per molte donne.

E si tratta di solo una delle novità pensioni della manovra 2018 (ma anche della vecchia riforma Fornero) che diventa operativa da oggi. Sulla rampa di lancio, infatti, tra le novita’ ci sono anche: l’allargamento dell’Ape social e dell’anticipo per i precoci, l’avvio operativo di quello volontario e l’ampliamento di altre formule per lasciare prima il lavoro sulla base di accordi aziendali.

Beffa per le lavoratrici del ’53

Il balzo in avanti di un anno secco nell’età pensionabile per le lavoratrici dipendenti private penalizzerà principalmente le donne nate nel 1953 che, per un terribile gioco di incroci e requisiti, finiranno per poter andare in pensione di vecchiaia solo nel 2020. Mentre le nate nel 1952 sono di fatto quasi tutte in pensione, per effetto di un paio di eccezioni previste fin dal varo della riforma Fornero. Con il risultato complessivo che, nei prossimi dodici mesi, saranno pochissime le lavoratrici private che andranno in pensione di vecchiaia.

Pensioni donne – Misure punitive

Una misura fortemente punitiva per le donne lavoratrici, che generalmente hanno carriere più discontinue rispetto ai colleghi uomini e quindi meno contributi. Per questo durante l’iter della manovra erano emerse proposte che avrebbero messo al riparo le donne dalla stretta sulle pensioni. Ma si è ottenuto soltanto l’allargamento dell’Ape sociale, cioè l’anticipo della pensione con costi a carico dello Stato, alle lavoratrici madri. Lo sconto è di 12 mesi a figlio per un massimo di due anni. Dal prossimo entrerà in vigore l’Ape volontaria, ma sempre con una penalizzazione del lavoratore e lavoratrice, cioè l’aumento fino a tre anni, con il costo anticipato dalle banche e restituito a rate dagli stessi lavoratori. Riguarda i lavoratori che hanno compiuto 63 anni e almeno 20 di contributi.