Paradossi italiani, capotreno fa scendere nigeriano senza biglietto: condannato

Un paradosso tutto italiano. L’ennesimo. E, purtroppo ne siamo certi, non sarà neppure l’ultimo. L’episodio a cui facciamo riferimento – e riportato con dovizia di particolare dal sito online del Messaggero in queste ore –  risale al 12 novembre 2014, ma il suo desolante epilogo è notizia di poco fa. Alludiamo alla decisione della magistratura di condannare per violenza privata (ma i suoi guai non si fermano lì, avendo ora l’indagato anche problemi in materia di abuso d’ufficio), il capotreno di Treviso, ma residente nel Padovano, che a Belluno fece scendere dal convoglio un passeggero nigeriano che non aveva esibito il titolo di viaggio necessario per la corsa.

Capotreno becca nigeriano senza biglietto

Va detto, per completezza dell’informazione, che – come riporta il quotidiano capitolino – «il cittadino nigeriano Anyanwu Festus Amaechi, che all’epoca era residente a Cadoneghe (Padova), ma che ora non vive più in Italia, perché è stato espulso», non dimostrò da parte sua disponibilità al chiarimento quando, dopo la segnalazione rivolta al capotreno da un collega secondo cui il passeggero straniero a bordo viaggiava sprovvisto di biglietto, alla richiesta di esibire il titolo di viaggio l’immigrato ha risposto chiedendo tempo con un cenno: era al telefono e non poteva interrompere la conversazione… Di lì a breve, e non prima di aver rivolto ad Amaechi l’ennesima richiesta di controllo del biglietto e della sua regolare vidimazione, l’uomo è costretto ad arrendersi all’evidenza e, come il regolamento prevede, viene fatto scendere dal convoglio una volta arrivati alla successiva stazione di transito.

Controlli e norme, ma i conti col verdetto non tornano

Ma qui la situazione si complica: quando il treno è finalmente fermo sui binari, infatti, il passeggero “abusivo” viene fatto scendere e il capotreno accelera la pratica prendendo le borse e gli effetti dell’uomo e appoggiandole sul binario, finendo così « nei guai per violenza privata». Non solo: la matassa si ingarbuglia ulteriormente quando il passeggero nigeriano estrae da una tasca – come da un cilindro, quando ormai nessuno se lo aspetta più – un biglietto validato alle 20.10. Peccato, però, che il treno abbia iniziato la sua corsa alle 20.06 e che, se la matematica non è un’opinione, i conti non tornino: né quelli degli orari e del biglietto “regolarmente” vidimato, né quello di un verdetto che, ancora una volta, penalizza il soggetto sbagliato…