Da oggi parte l’odiosa minitassa sui sacchetti di plastica al supermercato

lunedì 1 gennaio 10:45 - di Redazione

Nei settori dove si vendono frutta e verdura fresche già da giorni campeggiavano i cartelli nei supermercati: si ricorda ai clienti che i sacchetti di plastica dove vengono messe mele e arance, insalate e zucchine e pomodori e tutta l’altra merce hanno dal 1 gennaio un costo aggiuntivo che può variare da 2  a 10 centesimi al pezzo.

Tutto nasce da un emendamento al decreto legge sul Mezzogiorno presentato dal Pd e approvato a metà agosto 2017. Si tratta di quelle piccole norme che vengono fatte passare quasi di nascosto e in periodi – era il 17 agosto – in cui l’opinione pubblica è impegnata in altre faccende, come farsi i selfie sotto l’ombrellone.

Come rileva Il Giornale l’intento iniziale da cui prende le mosse l’emendamento è quello di rispettare la direttiva europea che impegna i paesi membri a consumare meno plastica. Ma perché allora i sacchetti non si possono riciclare una volta acquistati e perché non si possono portare da casa? Sorge il dubbio che qualcuno possa essere interessato a una mossa che più che guardare all’ambiente guarda ad altri interessi…

Il Giornale e altri siti – come Scenarieconomici.it – oltre al sospetto rilanciano un nome, quello di Catia Bastioli, amica di Matteo Renzi e manager paladina della chimica verde, che è anche amministratore delegato della Novamont, azienda che ha brevettato i sacchetti in plastica biodegradabile che usiamo appunto per pesare nei supermercati frutta e verdura.

Il Giornale fa anche due conti: “l’azienda che guida è l’unica italiana che produce il materiale per produrre i sacchetti bio e detiene l’80% di un mercato che, dopo la legge, fa gola: inizialmente i sacchetti saranno venduti in media a due centesimi l’uno. Le stime dicono che ne consumiamo ogni anno 20 miliardi. Potenzialmente dunque, è un business da 400 milioni di euro l’anno. Il 15 novembre scorso Renzi ha fatto tappa con il treno del Pd proprio alla Novamont”.

Solo una coincidenza? A pensar male si fa peccato, ammoniva Giulio Andreotti, ma a volte ci si prende. E certo è ben strana una minitassa che anziché farci ridurre il consumo di plastica  si limita a farci sborsare qualche centesimo in più per farne uso. Altro mistero: prima i sacchetti per la frutta e la verdura erano distribuiti gratuitamente dai supermercati. Ora è vietato. Motivo?

Commenti

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  • ginopaoli@mailinator.com 5 gennaio 2018

    Il sogno di ogni imprenditore è che si faccia una legge che renda obbligatorio l’acquisto del suo prodotto in tutta la nazione. Ebbene questi ci sono riusciti.
    Stabilito il principio, possiamo aspettarci, a puro titolo di esempio, che sia reso obbligatorio – per legge e senza limiti di prezzo – di assicurarci solo all’Unipol; di acquistare prodotti solo dalla Coop; di avere il conto solo al Monte dei Paschi; di vestire solo Benetton ; di leggere solo il quotidiano “Democratica” … e così via!!!

  • josef_1946@libero.it 2 gennaio 2018

    Guarda caso l’unica che produce questi sacchetti in Italia è un’amica di Renzi!

  • rtaxi05@gmail.come 1 gennaio 2018

    Che chi vota PD apra gli occhi e la mente ottusamente chiusa

  • josep.porta999@gmail.com 1 gennaio 2018

    Quei sacchetti li abbiamo da sempre pagati insieme al cibo che compravamo perché pesati insieme ha esso da oggi lo paghiamo due volte: come cibo e come sacchetto e i ladri si arricchiscono in barba ha noi popolo fesso