Martedì tornano a riunirsi le Camere, ma solo per atti dovuti e urgenti

Martedì prossimo, 9 gennaio, Senato e Camera torneranno a riunirsi dopo lo scioglimento decretato dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, il 28 dicembre scorso. All’ordine del giorno delle sedute, convocate per le 17, comunicazioni dei rispettivi presidenti. Un atto formale ma con importanti contenuti sostanziali, visto che, oltre a rendere nota ufficialmente la decisione del Capo dello Stato, servirà anche a fissare il perimetro entro il quale i due rami del Parlamento potranno continuare ad operare di qui all’insediamento della nuova legislatura il prossimo 23 marzo. L’articolo 61 secondo comma della Costituzione prevede infatti che “finché non siano riunite le nuove Camere sono prorogati i poteri delle precedenti”. Una norma che ha trovato attuazione attraverso una prassi consolidatasi nei decenni, in base alla quale il Parlamento in regime di scioglimento si limita a compiere gli atti ritenuti doverosi ed urgenti, mentre sono escluse le attività tipicamente riconducibili all’indirizzo politico. Deputati e senatori potranno quindi riunirsi per esaminare i decreti legge (peraltro l’articolo 77 della Costituzione prevede esplicitamente che le Camere, anche se sciolte, sono appositamente convocate e si riuniscono entro cinque giorni); i disegni di legge di sanatoria degli effetti di decreti legge non convertiti; i disegni di legge di autorizzazione alla ratifica di trattati internazionali, quando dalla loro mancata tempestiva approvazione possa derivare responsabilità dello Stato italiano per inadempimento di obblighi internazionali o comunitari; i progetti di legge rinviati dal Presidente della Repubblica ai sensi dell’articolo 74, primo comma, della Costituzione; gli altri progetti di legge per i quali, in sede di Conferenza di Capigruppo, si registri il consenso unanime dei Gruppi. Dovrebbe quindi rientrare nella casistica anche la discussione e autorizzazione, con appositi atti di indirizzo e deliberazioni, delle missioni internazionali contenute nella decisione presa dal Consiglio dei ministri il 28 dicembre scorso. Un atto, come spiegato dal comunicato di palazzo Chigi, adottato in considerazione della necessità di adempiere alle obbligazioni e agli impegni internazionali assunti dall’Italia e che, rispetto alle legislature precedenti, rappresenta una novità, in quanto nel frattempo è intervenuta la disciplina prevista dalla nuova legge quadro sulle missioni internazionali.